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Report Ismea. Parte 5. La filiera lattiero-casearia

Report Ismea. Parte 5. La filiera lattiero-casearia

La situazione del mercato lattiero caseario nazionale continua a essere particolarmente critica.

Il focus del Report Ismea sulle diverse filiere alla luce del Covid-19 mostra dati negativi sul comparto dei derivati del latte. Dopo avere pubblicato il report sulla mutata domanda e offerta nel mondo food, sulla filiera dell’olio, del vino e dell’ortofrutta, ecco lo speciale dedicato ai prodotti lattiero-caseari.

Prosegue l’erosione dei listini per i formaggi grana a denominazione, anche in considerazione della maggiore produzione realizzata nel primo quadrimestre 2020 (+5,1% per il Reggiano e +4,8% per il Padano rispetto a gennaio-aprile dello scorso anno) e delle scorte accumulate a seguito dell’azzeramento delle vendite nel canale Horeca nei mesi di marzo e aprile. Infatti, nel mese di maggio è aumentata la variazione negativa dei prezzi rispetto allo scorso anno (-29% Parmigiano Reggiano 12 mesi e -20% per Grana Padano 4-12 mesi) e si è più che dimezzata la forbice tra i due grana Dop (attualmente pari a 1,58 euro/kg). Le ripercussioni sul prezzo del latte alla stalla sono state proporzionali: in Lombardia per le consegne effettuate nel mese di maggio, gli allevatori percepiranno circa 35 euro/100 litri, ovvero 7 euro in meno rispetto a un anno fa (-17% su base annua).

Accanto alle misure emergenziali di sostegno previste dalla Commissione UE per l’ammasso dei formaggi, la chiave di volta del mercato nei prossimi mesi sarà rappresentata in particolar modo dalla tenuta delle vendite sui mercati esteri.

L’esordio del 2020 per le esportazioni di formaggi italiani era stato molto positivo (+11% in volume e +12% in valore rispetto al bimestre gennaio-febbraio 2019), ma i risultati finali dell’annata potrebbero essere fortemente compromessi dalle difficoltà logistiche, dal protrarsi della chiusura della ristorazione all’estero, cui è prevalentemente indirizzato il made in italy agroalimentare, e dalla gravità della crisi economica che andrà a impattare soprattutto sui prodotti a elevato valore aggiunto, come i formaggi.

Forti criticità si confermano anche per il latte fresco, i cui consumi sono significativamente calati, in parte a causa dello spostamento delle preferenze delle famiglie verso l’UHT – che difficilmente saranno recuperate – in parte per la mancanza di turisti negli alberghi e nei bar.

La riapertura, seppure ridimensionata, del canale Horeca ha determinato un lieve miglioramento sul fronte degli altri prodotti freschi (mozzarella, ricotta, ecc.) e delle materie grasse (burro e panna) e il leggero incremento delle richieste di materia prima ha riportato su terreno positivo anche le variazioni del prezzo del latte spot. Nell’ultima settimana di maggio le quotazioni dello spot sulla piazza di Lodi hanno raggiunto la media di 34 euro/100 kg, facendo registrare +18% rispetto a inizio mese, quando era stato toccato il minimo dall’esordio della pandemia. A favorire questo andamento sono state soprattutto le dinamiche osservate a livello internazionale, dove si intravede qualche segnale positivo.

Nonostante il lockdown, la Cina ha continuato, infatti, ad accrescere le proprie importazioni di prodotti lattiero caseari nel primo trimestre 2020, in particolare burro, formaggi e siero in polvere (+71%, +26% e +10% rispetto ai primi tre mesi del 2019).

Sono in frenata, invece, le importazioni cinesi di latte scremato (-16% nei primi tre mesi del 2020) e ciò ha contribuito a innescare forti ribassi dei listini sul mercato europeo (su base congiunturale -8% e -17% nei mesi di marzo e aprile), considerando che lo scorso anno la Cina era diventata la principale destinazione per la produzione UE. Ma, a partire dal mese di maggio, con l’introduzione delle misure straordinarie di sostegno all’ammasso privato che, oltre i formaggi, riguardano anche il burro e il latte scremato in polvere, la flessione dei prezzi sembra essersi arrestata a livello comunitario.

Nei prossimi mesi molto dipenderà anche dall’andamento delle consegne di latte nell’UE (+2,8% nel periodo gennaio-marzo 2020), che proprio nel secondo trimestre dell’anno vedono il picco stagionale.

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