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Vino in lattina: moda o trend?

Il segmento dei vini in lattina registra tassi di crescita importanti. Sono i giovani americani, britannici e australiani di età compresa tra i 25 e i 44 anni a trainare lo sviluppo di una soluzione che non vuole essere alternativa ma complementare a quella del vetro, allargando le occasioni di consumo di vino.

Negli ultimi anni nel mondo si è registrato un forte incremento delle vendite di vino in lattina, un segmento che, per quanto si possa considerare ancora di nicchia, inizia a macinare numeri interessanti, con Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia a trainare i consumi.

Nel 2017 solo il 21% dei britannici e il 33% degli americani considerava il vino in lattina come una valida opzione di acquisto, percentuale che secondo i dati di Wine Intelligence nel 2020 è salita significativamente, rispettivamente al 32% e al 42%.

Probabilmente complice dell’accelerazione nella diffusione del nuovo packaging è stato il cambiamento nelle abitudini di consumo determinato dalla pandemia.

Ma a spingere in questa direzione c’è anche la curiosità dei più giovani (25 – 44 anni), considerati il target principale, attirati da soluzioni di confezionamento comode ed ecosostenibili.

I punti di forza del vino in lattina

Sono diverse le caratteristiche di questo packaging che lo rendono una valida alternativa alla bottiglia in vetro, specie per le occasioni di consumo che richiedono una maggiore flessibilità.
La lattina è pratica e semplice da trasportare, più resistente, protegge il prodotto dalla luce, è completamente ermetica, raffredda più velocemente il suo contenuto, costa meno rispetto alla bottiglia, è più facilmente stoccabile, è ecosostenibile dal momento che è più leggera (il che comporta un minore dispendio di co2 durante il trasporto) ed è riciclabile

Si adatta perfettamente alle occasioni di consumo fuori casa (quelle che in epoca post pandemica sono destinate a crescere) e in qualche modo estende quelle esistenti: la lattina è comoda da portare in spiaggia, in piscina, ad un concerto, ad uno spettacolo, allo stadio, in barca, in giardino per una grigliata, in gita o ad un picnic.

Sulla capacità di conservazione sembra non vi siano differenze con il vetro: ovviamente la qualità di ciò che si beve dipende soprattutto da ciò che viene messo in lattina, e in questo sta ai produttori mantenerne alto il livello, per non inficiare la percezione della validità del packaging.

Infine la lattina rispetta il concetto di bere moderato ed evita sprechi, contenendo in media 200 ml, poco più di un bicchiere, quasi un quarto rispetto alla tradizionale bottiglia da 750ml. Ideale per i single, per chi vuol fare attenzione alla linea o semplicemente limitare il consumo di alcolici.

I punti di debolezza del vino in lattina

La lattina non è adatta per tutte le tipologie di vino ma prevalentemente per quelli di pronta beva, preferibilmente i rosati e i bianchi, a basso contenuto alcolico, non si presta cioè per i vini da invecchiamento.

Alcool e acido del vino, infatti, non possono andare in contatto diretto con l’alluminio, quindi la parte interna delle lattine deve essere rivestita con uno strato protettivo elemento fondamentale dal quale dipende la resa del prodotto, la cui efficacia è garantita per 6-9 mesi, periodo dopo il quale la conservazione potrebbe non essere più ottimale.
Questo significa che, lato consumatore bisogna fare attenzione alla data di scadenza, lato produttore non bisogna tenere troppo le lattine in magazzino, accelerandone il passaggio in distribuzione

Per i tradizionalisti e gli appassionati, ed il mercato italiano ne è pura espressione, altro limite dettato da questo packaging è il dover rinunciare al rito, sempre affascinante e suggestivo, della stappatura. La levata di scudi ci fu già per il passaggio dal tappo in sughero allo Stelvin, figuriamoci per una soluzione radicale come la lattina.  

E poi, sempre restando in tema di wine experience, vuoi mettere le forme sinuose e ammalianti di una bottiglia in vetro, le sue trasparenze che lasciano intravedere il colore anticipando l’atto di versare il vino in un calice?

Insomma, anche l’occhio vuole la sua parte, e non sempre il design accattivante di una lattina riesce a sostituire le aspettative di un consumatore legato alla seduzione del vetro.

Ma, a replicare rispetto a queste obiezioni, c’è sempre chi sostiene che la lattina rappresenta non un packaging sostitutivo ma alternativo, per ampliare le occasioni di consumo: la ritualità ad un concerto si scontra con la praticità e qui forse la seconda potrebbe vincere.

Le proiezioni di crescita del segmento

Il fenomeno del vino in lattina, anche sulla base di quanto detto fin qui, non è da considerarsi tra quelli transitori, ma come un trend in via di consolidamento.

Secondo le proiezioni dell’istituto di ricerca californiano Grand View Research diffuse nel maggio scorso, la dimensione del mercato globale dei vini in lattina raggiungerà infatti i 571,8 milioni di dollari entro il 2028, registrando un tasso medio annuo di crescita (CAGR) del 13,2%.

Sono gli spumanti ad aver conquistato la fetta di fatturato maggiore nel 2020, con il 60% delle quote a volume, e si prevede che il dato rispetto ai vini fermi sarà confermato anche nei prossimi anni.

I principali attori attivi nel segmento si stanno concentrando sul lancio di nuovi prodotti per aumentare le vendite e acquisire quote di mercato maggiori.

Da un punto di vista distributivo i canali principali sono supermercati e ipermercati, ma per il futuro il tasso di crescita maggiore previsto è nel canale online, dove si possono ottenere molte più informazioni dettagliate sui prodotti, condizione che invoglia a finalizzare l’acquisto.

Per le sue caratteristiche il vino in lattina rappresenterà una opportunità anche nell’ambito del food delivery e del vending dove si prevede una progressiva crescita.

Le proiezioni sono sicuramente favorevoli per un settore, come quello del vino, che deve fare i conti, almeno nei mercati più maturi, con volumi pressoché stabili se non in calo.

Ampliare le occasioni di consumo significa conquistare nuove fette di mercato che prima non erano ad appannaggio del segmento vino, a rimarcare la valenza complementare e non alternativa di un packaging destinato a farsi strada soprattutto tra i più giovani.

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