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Vinitaly-Nomisma Wine Monitor: segnali positivi dall’export nonostante il Coronavirus

Vinitaly-Nomisma Wine Monitor: segnali positivi dall'export nonostante il Coronavirus

I dati forniti dall’Osservatorio VinitalyNomisma Wine Monitor sull’export del vino mostrano per l’Italia una situazione molto differenziata in questa prima parte del 2020.

Se infatti il primo bimestre registra segnali positivi di crescita, il secondo, complice l’emergenza sanitaria globale e la chiusura delle attività, è da archiviare; ad aprile i fermi imbottigliati italiani, ad esempio, registrano cali su quasi tutti i mercati con -48% per la Cina, -12,5% per gli USA e -26% della Svizzera, per un decifit complessivo del 7,2% rispetto allo scorso anno. 

Nel complesso, però, valutando le performance a valore del periodo l’Italia segna un +5,1% rispetto allo scorso anno, soprattutto per le ottime performance registrate negli Stati Uniti (+10,8%, nei primi 2 mesi il dato era a +40%) e in Canada (+7,1%).

La crisi, secondo gli esperti, farà ancora sentire le sue conseguenze nei prossimi mesi, a causa di un minor potere di acquisto della domanda e per la necessità di ristoratori e importatori di smaltire l’invenduto degli scorsi mesi.

Va comunque sottolineato che dal report emerge che l’Italia sta guardagnando quote di mercato in tutti i Paesi importatori registrando performance positive in Svizzera (dal 33,1% al 37,7%) e negli Usa (dal 31,4% al 34,2%), dove da marzo ai primi di maggio si sono impennate del 31% le vendite nel canale GDO-Retail, in particolare nelle fasce medie di prezzo (11-20 dollari).

Vinitaly-Nomisma Wine Monitor: segnali positivi dall'export nonostante il Coronavirus

Rispetto ai paesi europei competitor, Francia in primis, la perdita italiana sembra più contenuta; “I dati di aprile – afferma il responsabile dell’Osservatorio VinitalyNomisma Wine Monitor, Denis Pantiniparlano di un mercato made in Italy che ovviamente cala ma sembra rispondere alla crisi in maniera più efficace dei propri competitor. Il mancato crollo nel mercato statunitense, complici i dazi aggiuntivi sulla Francia, la maggior presenza del prodotto tricolore nella GDO d’oltreoceano, un miglior rapporto qualità-prezzo, assieme all’ottimo risultato in Canada, rendono meno amaro il calice italiano in tempo di Covid-19”.

Il direttore di Veronafiere, Giovanni Mantovani, ha così commentato i dati italiani: “È un momento decisivo per il futuro del vino italiano; la crisi globale impone di fare ora scelte importanti che influiranno anche sul lungo periodo. Perciò Vinitaly ha moltiplicato i propri punti di osservazione e in questi mesi che precedono il Wine2Wine Exhibition&Forum di novembre condurrà sempre di più le aziende e le istituzioni in un percorso di lettura condivisa e multicanale delle dinamiche di mercato del nostro vino nel mondo”.

Foto credit: Designed by Jcstudio / Freepik

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