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Vincenzo Del Monaco. L’artista che ha trasformato il piatto in uno spazio architettonico

Dopo l'incontro con Andrea Berton, Vincenzo Del Monaco ha messo la sua arte e le conoscenza architettoniche al servizio del tableware.

Per Vincenzo Del Monaco, “un piatto è come uno spazio urbano. Inizia da qui il percorso esplorativo dello scultore di Grottaglie (Ta) di un territorio inusuale per gli architetti, il tavolo. Grazie allo stimolante incontro con Andrea Berton nel 2012, oggi Del Monaco è il punto di riferimento per tutti gli chef che vogliono impreziosire la propria tavola con piatti e supporti che dialoghino con il cibo e la filosofia enogastronomica del ristorante.

Il progetto di Estro a Hong Kong

Lo Chef Antimo Maria Merone (1 stella Michelin) ha coinvolto Vincenzo Del Monaco nel suo nuovo ristorante, Estro, a Hong Kong, che ha aperto i battenti il 16 settembre. L’artista ha realizzato un set completo di oltre 600 pezzi tra piatti, ciotole, piattini porta olio e contenitore per caviale, posa posate e coppe di portata di dimensioni e funzioni differenti, interamente fatti a mano in porcellana finissima bianca. Ma il pezzo forte della collezione sono le ciotole trilobate. Realizzate in due dimensioni, portano sulla tavola d’Oriente un concetto estetico molto mediterraneo. Inoltre, le creazioni di Del Monaco andranno a impreziosire anche l’arredamento interno, impreziosendo le pareti progettate dallo studio Andre Fu con foglie di porcellana.

Antimo mi ha chiamato perché non voleva piatti da fine dining, ma opere realizzate da un artista, possibilmente italiano”.

Per Vincenzo Del Monaco, “un piatto è come uno spazio urbano. Si parte da un tema narrativo ad esempio, un animale, come il toro, per poi filtrarlo attraverso delle linee… L’esperienza fatta con Fuksas mi aiuta anche quando devo pensare agli aspetti tecnici del tableware, come l’impilabilità, il passaggio in lavastoviglie, le dimensioni da avere in relazione alla tavola, la dimensione ultima da soddisfare. È lì che il concetto astratto viene a incontrare la materialità della location”.

La collaborazione con gli chef

Tutto è iniziato con Andrea Berton, nel 2012. Con quell’incontro il processo creativo prima votato allo spazio urbano è stato traslato in una dimensione più intima, ma altrettanto focale.

Il rapporto con gli chef stellati è sempre più stretto. Negli anni Vincenzo Del Monaco ha creato piatti per nomi del calibro di Domingo Schingaro, chef dei Due Camini di Borgo Egnazia, a Savelletri di Fasano; Andrea Ribaldone del ristorante I due Buoi ad Alessandria; una collaborazione pop con Floriano Pellegrino e Isabella Potì di Bros’, a Lecce.

Ultimissima collaborazione è quella con chef Marco Marinelli per il nuovo ristorante Ognissanti a Trani.

Vincenzo Del Monaco. Nato a Grottaglie, in provincia di Taranto, il 6 agosto 1981, ha iniziato a familiarizzare con l’arte ceramica e la scultura sin da bambino all’interno della rinomata bottega di famiglia, dove lavora ancora oggi. Il laboratorio, che oggi ospita la quinta generazione dei Del Monaco, nasce in una città vocata all’arte ceramica, Grottaglie.
Del Monaco si laurea in architettura a marzo 2006, presso la Scuola di Architettura de La Sapienza di Roma. Nel corso della sua carriera, lavora presso lo Studio Fuksas Associati a Roma, e nel Coophimmelb(l)au Studio a Vienna. Ma dopo aver ricevuto premi e menzioni in competizioni internazionali, nel 2009 decide di tornare a Grottaglie con un’idea: quella di sperimentare e sviluppare un repertorio nel campo della ceramica artistica basato sulla tradizione dell’artigianato e sui suoi possibili sviluppi futuri nel terzo millennio.
Il 2013 è l’anno dell’incontro con Andrea Berton per cui produce table-set e oggetti di design per le tavole del suo ristorante di Milano. Nel 2014 ha collaborato con Italo Rota per Sarcofago tra natura, amore e morte. Dal 2017 collabora con l’azienda Vulcania Ceramiche, progettando la linea Gourmet e la linea di pentole per induzione. Attualmente, lavora in solitaria sulla parte pratica, affiancato per la comunicazione, la logistica e un fondamentale processo dialogico da Anna D’Alò.

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