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Troppo buono per finire nei rifiuti: doggy bag contro gli sprechi

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doggy bag

“Troppo buono per finire nei rifiuti” è l’iniziativa nata in Sud Tirolo per diffondere la buona pratica delle doggy bag, ovvero scatole e bustine che permettono al cliente di portare a casa gli avanzi del pasto consumato, ma non è la sola. Aumenta sempre di più nel nostro Paese la lotta allo spreco alimentare, e le buone abitudini stanno iniziando a prendere piede anche nel mondo della ristorazione e dell’ospitalità.
Sono moltissime, ad esempio, le iniziative che coinvolgono la filiera alimentare per la ridistribuzione delle eccedenze e tanti incentivi governativi sono stati elargiti per finanziare attività che si pongono questo obiettivo.
Si pensi anche al famoso chef Massimo Bottura che con le sue mense stellate ha unito solidarietà, lotta agli sprechi e valorizzazione degli ingredienti.
Ma oltre a iniziative su scala globale, che vedono destinare le eccedenze a fasce di popolazione meno abbienti, è stato più volte ribadito, anche dalla FIPE, la necessità di sensibilizzare il consumatore e le attività di ristorazione verso il tema.
Come anticipato, è anche il mondo dell’ospitalità a muoversi in questa direzione con la diffusione delle doggy bag.
“Troppo buono per finire nei rifiuti”, realizzato in collaborazione con gli albergatori di Bolzano, Bressanone, Brunico, Merano e Silandro, mette a disposizione degli operatori contenitori realizzati in materiale riciclato da proporre ai clienti come doggy bag. Un ulteriore modo di sensibilizzare la popolazione sull’importante tema dello spreco alimentare che, in ogni caso, non sembra essere un caso isolato. Anche in Toscana, infatti, il progetto Urban Waste, volto a ridurre lo spreco in città prevede tra le sue 4 azioni la promozione dell’uso di doggy bag. Come si legge dal programma: “Realizzata in collaborazione con le associazioni di categoria, l’iniziativa consiste nella definizione e promozione di un menù “Urban Waste” che preveda la misura bambino e/o le mezze porzioni, e che metta in evidenza quei piatti della tradizione che utilizzano “scarti” della cucina, come il pane raffermo. Allo stesso tempo la promozione dell’uso di doggy bag con la quale il cliente può portare via i propri avanzi da consumare successivamente”.
Gli ultimi dati FIPE non sono del tutto positivi: il 41% degli italiani non chiede ai ristoratori di portare a casa il cibo e le bevande avanzate per una questione di imbarazzo.
Per questo la strada da percorrere è ancora lunga, ma il messaggio culturale da veicolare è ben preciso: non bisogna mai vedere il cibo come un rifiuto.

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