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Sebastien Bras: lo chef che ha rinunciato alle tre stelle Michelin

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sebastien bras

Sebastien Bras, chef del ristorante Le Suquet in Francia, regione centro-meridionale di Aveyron, aveva conquistato già nel 1999 tre stelle Michelin.
Qualche mese fa, però, lo chef francese non ce l’ha fatta e ha chiesto alla celebre pubblicazione di ritirare le stelle assegnate alla sua attività.
 Figlio d’arte del celebre cuoco Michael Bras, Sebastien ha motivato la sua decisione in modo molto semplice: troppa pressione, troppo stress.
Ogni anno i ristoranti stellati sono ispezionati due o tre volte, ovviamente a sorpresa. Questo significa che ognuno dei 500 piatti che quotidianamente escono dalla cucina di Bras potrebbero essere sottoposti a rigidi controlli improvvisamente; questo, di certo, non aiuta a lavorare in serenità.
Da qui, infatti, è nata la quotidiana ricerca della perfezione costante che, evidentemente, Sebastien Bras non ha retto. È la prima volta che un ristorante rinuncia alle tre stelle e Michelin non ha potuto far altro che accettare perché sarebbe stato controproducente avere sulla guida un ristorante che non vuole esserci.
La storia delle stelle rifiutate è nuova, anche se non quella dello stress da stelle. Di solito, infatti, le stelle si perdono se lo chef si ritira o il ristorante chiude per spostarsi in altra location. E molti sono stati gli chef che hanno chiuso appositamente proprio per avere una vita senza l’assillo del giudizio e della perfezione. Bernard Loiseau si suicidò nel 2003 perché, secondo alcuni, si aspettava la perdita della terza stella. Al contrario Alain Senderens chiuse il suo 3 stelle Art Nouveau Paris aprendo un altro locale in altra location. Stessa cosa Olivier Roellinger che cercò una vita più tranquilla, dichiarando di non avere più la forza fisica necessaria per guidare un locale stellato.
Anche in Italia Gualtiero Marchesi rinunciò alle tre stelle in polemica con Michelin per il continuo bistrattare la cucina italiana a vantaggio di quella francese. Ma Michelin non fa drammi; ad oggi, sicuramente, quelli che vogliono entrare sono decisamente di più di quanti vogliono uscire.

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