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Ristorazione: in Abruzzo si ricorre al Tar per riaprire in zona gialla e arancione

La ristorazione subisce gravi perdite a san Valentino, fra i ritardi dell'ordinanza e le chiusure: in Abruzzo si ricorre al Tar per proporre modifiche e riaperture.

Con l’ultima Ordinanza pubblicata il 13 febbraio, le regioni Abruzzo, Liguria, Toscana e la Provincia Autonoma di Trento sono passate in area arancione, per la durata di 15 giorni, a partire dal 14 febbraio. Un grave danno per i ristoratori che alla vigilia di san Valentino, un giorno in cui tantissime coppie hanno l’abitudine di mangiare fuori casa, hanno visto sfumare la possibilità di garantirsi incassi importanti.

Ammontano infatti a 11,5 milioni di euro i danni economici ai circa 10mila pubblici esercizi abruzzesi, tra bar e ristoranti, per la chiusura di domenica 14 febbraio secondo le stime di Confesercenti Abruzzo.

I ristoratori di Aria Food, Associazione ristoratori e produttori abruzzesi, hanno deciso di avanzare alcune proposte per provare a sostenere il settore e le realtà in pericolo, sempre sull’orlo della sopravvivenza.

Siamo a un confronto dovuto con le istituzioni e la politica dopo quasi un anno dalle prime chiusure – ha detto Valerio Di Mattia, presidente Ristoratori Aria Food – Credo sia arrivato il momento di sedersi per riflettere. Presentiamo i nostri suggerimenti per superare una crisi troppo dura da sostenere“.

  • Apertura dei locali in zona gialla fino alle 23.30;
  • apertura per mezza giornata dei locali in zona arancione, scegliendo se a pranzo o a cena;
  • far ripartire il baqueting con maggiori controlli;
  • defiscalizzare il lavoro per favorire le attività e scoraggiare i licenziamenti.

Tantissimi i ristoratori che hanno già aderito ai ricorsi e alle proposte avanzate da Aria Food.

Ristoranti – Filiera Italia “San Valentino nero, ora si riapra a cena nelle zone gialle”

Non è solo l’associazione abruzzese a chiedere di venire maggiormente incontro ai ristoratori nelle aree gialle.

Dopo una perdita stimata di 230 milioni di euro con le chiusure del 14 febbraio nelle tante regioni che domenica erano in zona arancione, Filiera Italia esprime il malcontento dell’intero settore food attraverso le parole di Luigi Scordamaglia,è giunto il momento che i ristoranti riaprano anche a cena in zona gialla”.

Si rispetti il coprifuoco e tutte le altre regole, anche quelle aggiuntive tra cui prenotazioni e tracciamento, e si puniscano i furbetti – prosegue Scordamaglia – gli strumenti per verificare l’adesione alle norme esistono, ora non si uccida la ristorazione”.

Urgente e necessario che il nuovo Governo dia seguito a quanto già espresso dal Comitato tecnico scientifico – dice ancora il consigliere – avendo anche il coraggio di distinguere fra bar, dove non è possibile regolare soprattutto oltre una certa ora in maniera certa gli assembramenti di persone, e ristoranti con solo servizio al tavolo e prenotazione che rispettano distanziamento e tutte le misure di sicurezza”.

Non basta il delivery e l’apertura a pranzo, in media un ristorante guadagna l’80% del suo fatturato a cena – prosegue il consigliere delegato- senza contare l’effetto domino sulle filiere di eccellenza del Made in Italy, vini, formaggi, salumi pregiati che perdono il loro primo canale di valorizzazione, un danno senza precedenti”. E conclude Scordamaglia “L’emorragia della ristorazione deve essere fermata, le perdite sono ormai fuori controllo con effetti devastanti sul settore agroalimentare”. Si parla, infatti, di un buco di 30 miliardi di euro nel 2020 per il settore rappresentato da Filiera Italia.

L’intempestività delle Ordinanze: serve un maggiore anticipo per dare notizia delle chiusure ai ristoratori

Ancora una volta tantissimi ristoratori hanno ricevuto notizia delle chiusure (per il passaggio da zona gialla a zona arancione) con grave ritardo.

Gli operatori acquistano molta merce deperibile, fanno scorta per ottenere buoni prezzi, mentre le ordinanze li costringono ad improvvise chiusure di due settimane. È ormai noto che i servizi di delivery e asporto non riescono a pareggiare i normali volumi di un ristorante aperto, anche solo a pranzo, e soprattutto in un giorno di festa. E così i danni a scapito dei ristoratori aumentano.

Fipe-Confcommercio: “situazione inaccettabile e offensiva”

Anche la FIPEFederazione Italiana Pubblici Esercizi solleva il problema del mancato preavviso con cui le ordinanze entrano in vigore.

“Con pochissime ore di preavviso, bar e ristoranti di Toscana, Liguria, Abruzzo e provincia autonoma di Trento apprendono del provvedimento che blocca le loro attività. Turni di lavoro già organizzati per migliaia di lavoratori e decine di migliaia di clienti prenotati appesi a decisioni ufficializzate a poche ore dalla scadenza, a testimonianza dell’assoluta mancanza di attenzione e rispetto verso chi, con fatica, cerca di resistere ad una crisi senza precedenti. A questo si devono aggiungere decine di milioni di euro di prodotti alimentari già acquistati che finiranno nella spazzatura. Inaccettabile ufficializzare i provvedimenti con una manciata di ore di preavviso, come peraltro segnalato anche dai governatori delle regioni interessate, tra cui Toti, che ha fatto nel pomeriggio un’istanza al ministro Speranza per far partire l’ordinanza da lunedì 15”.

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