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Lombardia vieta vendita alcolici dopo le 18. Le associazioni contro la misura restrittiva

La Regione Lombardia vieta la vendita di alcolici in qualsiasi esercizio commerciale dalle 18 alle 5. Filiera Italia, Unione Italiana Vini e Copagri Lombardia esprimono il proprio dissenso nei confronti della misura restrittiva.

A causa dell’alto numero di contagi riscontrato in Lombardia, il presidente della Regione Attilio Fontana ha firmato una nuova ordinanza con la quale vieta la vendita di alcolici dalle 18 in tutti gli esercizi commerciali, quindi non solo ristoranti, bar e locali in genere, ma anche nei supermercati, alimentari e negozi di vendita al dettaglio come le enoteche. Dalle 18 alle 6 dovranno restare chiusi, quindi, anche i distributori automatici h24 che consentono l’acquisto di alcolici e non si potrà bere e mangiare in spazi pubblici, come piazze o parchi.

Nei ristoranti, bar e affini è permesso il servizio al tavolo (compreso chiaramente quello degli alcolici) ed è consentita la consegna a domicilio, ma non l’asporto di bevande alcoliche.

Sui social si oscilla fra l’indignazione e l’ironia di chi già parla di fare scorte di alcolici invece che di lievito e farina. Ma le associazioni di categoria sono fortemente contrarie a questo genere di misura.

Filiera Italia: “Misura inutile e penalizzante”

Incomprensibile, inutile e penalizzante anche per i nostri prodotti di qualità” questo il commento di Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, sull’ordinanza della Regione Lombardia.

Capiamo l’esigenza di contenere l’epidemia, ma questo si fa con misure precise, peraltro già correttamente intraprese, che evitino gli assembramenti – proseguono da Filiera Italia – non infliggendo assurdi divieti che altro non sono che un colpo di mannaia per i vini pregiati o i liquori tradizionali, nostre grandi eccellenze, già in difficoltà”.  Questo settore infatti sconta già importanti perdite, vicine al 40%, a causa della chiusura prima e della ripresa poi a singhiozzo della ristorazione e alle difficoltà all’export.

Il consumo di vino e liquori tradizionali è un consumo prettamente domestico – puntualizza Scordamaglia – che rappresenta non una minaccia ma un’alternativa sicura a un  consumo fuori casa non controllato in circuiti che molto spesso finiscono con il vendere anche prodotti contraffatti”.

Unione Italiana Vini: Sosteniamo le istituzioni contro il Covid ma il divieto non aiuta a risolvere il problema e infligge un nuovo colpo al settore

Siamo convinti che le scelte relative alle limitazioni sui consumi degli alimenti e dei vini dovrebbero essere adottate secondo il principio di proporzionalità, con l’obiettivo di evitare ulteriori penalizzazioni a migliaia di imprese vitivinicole e a un settore già fortemente penalizzato dalle restrizioni dei mesi precedenti e, in generale, dalla pandemia che ha fortemente limitato i consumi”.

È parte della lettera inviata da Unione italiana Vini (la principale associazione delle imprese del vino in Italia con più di 150.000 viticoltori  in rappresentanza del 50% del fatturato italiano di vino e dell’85% del fatturato export) al presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, in merito all’ordinanza  anti Covid (n. 620 del 16 ottobre) che prevede, tra l’altro, il divieto della vendita per asporto di qualsiasi bevanda alcolica da parte di tutte le tipologie di esercizi pubblici, nonché da parte degli esercizi commerciali, compresa la grande distribuzione, e delle attività artigianali dalle ore 18.00.

Clicca qui per leggere la lettera inviata da Unione Italiana Vini al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana

Siamo fermamente sostenitori di una stretta collaborazione tra mondo imprenditoriale e istituzioni regionali nell’attuale contesto – commenta Paolo Castelletti, segretario generale Uiv – ma la limitazione dell’asporto  dei prodotti vitivinicoli dagli esercizi commerciali, oltre a non avere impatto sulla possibilità di aggregazione, priva il settore di una fonte di reddito alternativa e compensativa a quella derivante dai consumi nella ristorazione e infligge un nuovo colpo al settore già fortemente provato”.

Copagri Lombardia: dal divieto di vendita degli alcolici serie ripercussioni sul comparto vinicolo

Pur condividendo pienamente la stringente necessità di mettere in campo ogni possibile intervento finalizzato a limitare e a contenere la drammatica diffusione del Coronavirus, nella Lombardia così come nel resto del Paese, non possiamo fare a meno di rappresentare le gravi criticità derivanti da alcune disposizioni contenute nella recente ordinanza della Regione Lombardia recante ulteriori misure per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”. Lo sottolinea il presidente della Copagri Lombardia Roberto Cavaliere, dando voce alle numerose preoccupazioni emerse da diverse cantine associate, che lamentano un drammatico calo delle vendite.

Ci riferiamo, in particolare, alle limitazione inerenti agli orari delle attività di somministrazione di alimenti e bevande, che stanno avendo un notevole e significativo impatto sull’attività economica delle imprese, andando ad aggravare la già complessa e delicata situazione economica legata alle ripercussioni del Coronavirus, che come ben noto ha portato per lungo tempo al blocco delle esportazioni e alla chiusura del canale Horeca”, spiega Cavaliere.

A nostro avviso, infatti, disporre il divieto di vendita per asporto di qualsiasi bevanda alcolica dopo le ore 18:00 rischia di avere serie ripercussioni economiche sul nostro comparto vitivinicolo, vero e proprio fiore all’occhiello dell’agroalimentare regionale e nazionale; per questo esprimiamo preoccupazione e perplessità in merito a tale misura e chiediamo un confronto urgente con il Presidente della Regione Attilio Fontana e con gli assessore all’Agricoltura Fabio Rolfi e alla Sanità Giulio Gallera”, rimarca il presidente.

Riteniamo che un intervento di questo tipo, oltre a limitare la libera scelta dei consumatori, non sia utile a scoraggiare gli assembramenti, ma abbia come unico risultato quello di rallentare ulteriormente la già grave stagnazione dei consumi, andando al contempo a ostacolare il consumo di alcolici, così come quello di altri prodotti, nelle totale sicurezza delle proprie abitazioni”, conclude Cavaliere.

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