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L’evoluzione della spesa. Come sono andati i consumi domestici nel primo trimestre 2021

La spesa per i prodotti alimentari registra nel primo trimestre 2021 un incremento del 2,9%. L'analisi Ismea sui diversi comparti e i trend.

Nei primi mesi del 2021, gli acquisti degli italiani sono ancora fortemente influenzati dalla pandemia. Con restrizioni in tutta Italia, l’Horeca ferma al palo e la paura della diffusioni di nuove varianti virali, gli acquisti domestici di alimentari hanno conosciuto un’ulteriore forte crescita, nonostante il confronto con un anno come il 2020 straordinario sotto ogni aspetto.

La spesa per i prodotti alimentari registra nel primo trimestre 2021 un incremento del 2,9% sullo stesso periodo del 2020, che passa al +11,7% se si confronta con un’annata regolare come il 2019.

Questo è quanto registrato dall’analisi effettuata da Ismea sui consumi domestici delle famiglie italiani, dati che non sono destinati a tornare alla normalità nel breve periodo. Secondo l’indagine, infatti, la libertà degli spostamenti che si allargherà in modo graduale e la trasformazione dello smartworking da soluzione eccezionale a fatto strutturale della società sposteranno gran parte dei consumi che venivano effettuati fuori casa nell’ambito domestico. Questo sosterrà ancora nei prossimi mesi la crescita, almeno fino alla metà di quest’anno.

Dall’analisi dei dati relativi al primo trimestre 2021 emerge però un quadro caratterizzato da nuove tendenze, opposte a quelle che si erano registrat e nel primo trimestre 2020, ad inizio pandemia.

Si osserva, infatti, che per la prima volta, sono i prodotti freschi sfusi a trainare la crescita dei consumi con un incremento del 3,7%.

Va ricordato che il consumo di prodotti alimentari confezionati aveva registrato nel 2020 una crescita 4 volte superiore al dato del 2019, con un aumento delle vendite in valore del +8%, e che queste nel primo trimestre 2020, grazie ai dati di marzo, era no già in crescita del 9,7%. Questa richiesta così forte per i prodotti confezionati si spiegava sia con la necessità di passare meno tempo possibile all’interno dei punti vendita, sia probabilmente con l’idea che i prodotti confezionati fossero più sicuri dal punto di vista igienico. La minore crescita della domanda per i confezionati nel primo trimestre del 2021 e il recupero dei freschi testimonia quindi un ritorno alla normalità.

Altro elemento da evidenziare è la crescita a due cifre degli acquisti delle bevande: +13% contro il +1,7% dei generi alimentari. Anche in questo caso fa leva sulla tendenza il fatto che ad inizio pandemia il segmento delle bevande era stato “trascurato” a favore degli altri prodotti utili a garantire le scorte in dispensa, e aveva segnato nel primo trimestre incrementi inferiori a quelli dei generi alimentari (+5,2% contro +7,2%). A trainare l’incremento di spesa in questo primo trimestreè soprattutto la voglia di “evasione”, sono infatti gli aperitivi, i vini e gli spumanti i prodotti cui il consumatore si sta interessando (rispettivamente +25% e +21% la spesa).

Il 2021, nonostante il confronto con un’annata straordinaria come quella del 2020, ha visto una ulteriore forte crescita per molti comparti, in particolare bevande alcoliche e prodotti ittici.

L’evoluzione della spesa nei vari comparti

Nei primi mesi del 2021, l’atteggiamento dei consumatori nei confronti dell’acquisto di generi alimentari evidenzia una maggiore positività nelle aspettative per il futuro. Questo dà nuovo slancio ai consumi, facendo volare gli acquisti di prodotti Gourmet e di aperitivi, di vini, e di birra.

Nel primo trimestre 2021 l’incremento dei consumi di bevande totali (compreso vino) è del 13%, cui contribuiscono con maggiore incidenza le “alcoliche” rispetto alle “analcoliche”, penalizzate da una performance negativa delle vendite di acqua.

Le acque in bottiglia, che in valore pesa no circa un quinto del comparto, sono infatti l’unico segmento per il quale gli acquisti segnano un decremento (-2,3%), flessione che segue al timido +0,8% del 2020, anno in cui l’incremento era stato già inferiore a quello di tutte le altre bevande.

In miglioramento rispetto al 2020 l’interesse per le altre bevande analcoliche per le quali l’incremento di spesa è stato del 6,6% dopo il +2,2 % registrato lo scorso anno. Birra e aperitivi sono stati invece molto apprezzati tra le mura domestiche in questi mesi di “distanziamento sociale”, confermando aumenti di spesa a doppia cifr a anche in questa prima fase del 2021 (rispettivamente + 18% e +25% dopo il +12% e +10% del 2020).

Anche il vino ha registrato un incremento a doppia cifra nelle vendite presso la distribuzione “fisica”: + 14,5%, cui vanno aggiunte le vendite “on line” qui non monitorate ma anch’esse in esponenziale crescita. Il boom dell’e-commerce di vino in Italia è stato uno dei fenomeni accelerati dal Covid, spinto dalla voglia degli appassionati di vino di non rinunciare ad un buon calice neanche tra le mura domestiche. Un fenomeno ancora contenuto nei valori assoluti, ma importante perché, soprattutto per le cantine più grandi e storicamente presenti nella distribuzione moderna, è stato il vero argine alla crisi.

Gli spumanti sono fra tutti i segmenti quelli che hanno registrato il risultato più eclatante: gli italiani hanno infatti speso nel primo trimestre oltre170 milioni di euro per l’acquisto di “bollicine da brindisi” (solo per consumo domestico), segnando un +55% (pari a circa 60 milioni di euro ) rispetto al primo trim estre 2020.

Il comparto dei prodotti proteici di origine animale, dopo la ripartenza nel 2020 (+ 9,8% le carni, +8,3% i salumi, +14,5% le uova ) mettono a segno un nuovo incremento nel primo trimestre del 2021, seppur con minore slancio (+1,3% le carni e +4,2% i salumi) e con alcuni segmenti in ripiegamento.

A fare da traino i preaffettati e porzionati disponibili nei frigo a libero servizio (che rappresentano ormai il 58 % dei volumi acquistati dalle famiglie) le cui vendite sono aumentate del 5,4 %, ma in recupero anche i freschi al banco servito: +2,4%.

Il comparto dei lattiero caseari dopo il +8,3% del 2020, segna i primi cedimenti ad inizio 2021, con una lieve flessione della spesa complessiva, dello 0,7% rispetto al primo trimestre del 2020.

Flessioni di rilievo si registrano invece per il latte, sia per il fresco ( -6,9%) i cui consumi sono oramai in declino strutturale, sia per l’ UHT, che aveva visto un buon rilancio nel 2020 (+9,4% sul 2019), ma che vede le vendite ripiegare del 4,4% in questi primi tre mesi del 2021. Stabili i consumi di yogurt.

Il comparto della frutta si dimostra ancora una volta resiliente e registra, nel primo trimestre 2021, un timido aumento della spesa ( +0,3%), risultato della flessione del segmento del trasformato ( -2,5%) e dell’aumento della spesa per il fresco (+0,6%).

Torna vivo l’interesse per la frutta secca in guscio, che rappresenta il 15% del comparto in valore, e dopo l’incremento dell’8,7% della spesa nel 2020, segna nel primo trimestre +10,3% su base annua.

Peggiora invece l’interesse per la frutta trasformata e, a fronte di una flessione dello 0,6% per le conserve, i succhi di frutta perdono un ulteriore 5%, rispetto all’annata precedente già in negativo ( -2,7%).

Il comparto degli ortaggi ha mostrato una crescita della spesa dello 0,5% supportat a dall’incremento delle vendite di prodotti freschi (+ 3,4%) e affievolita dalla regressione degli acquisti per i prodotti trasformati ( -3,3%).

Per il comparto degli oli e grassi vegetali la spesa delle famiglie flette dell’1,7% dopo l’incremento a doppia cifra del 2020 (+10,4%). A fronte di una stabilità ormai consolidata dei consumi di oli di semi, a guidare l’andamento flessivo del

comparto è l’olio extra vergine di oliva, prodotto preponderante del comparto, per il quale si registra un – 1,5%.

Il comparto ittico è, insieme a quello delle bevande, il più dinamico del primo trimestre 2021; chiude infatti con un incremento di spesa del 15%, dopo un anno caratterizzato da evidenti difficoltà che ne hanno determinato una continua oscillazione delle performance.

Per finire guardiamo al comparto dei derivati dei cereali, che è, tra tutti, quello per il quale si hanno in termini assoluti i maggiori ridimensionamenti di spesa.

Il valore di questo comparto nel carrello della spesa, dopo una crescita più contenuta rispetto agli altri nel 2020, torna a ridimensionarsi nel primo trimestre 2021 dell’ 1,4%.

Se a pesare sulla performance non eccellente del 2020 erano state le vendite di pane e dolci da ricorrenza, ora il ripiegamento è dato dalla flessione degli acquisti di pasta, riso e farine. Perdono spazio nel carrello anche i piatti pronti (-4,9%) e i prodotti per la prima colazione ( -5,7%).

Le farine, prodotto “star” del 2020 con punte di vendita in alcune settimane del +160% su analoghe del 2019, perdono in questo primo trimestre il 14%.

Ancora molto apprezzate le pizze pronte, per lo più afferenti al reparto surgelati, che dopo il +15,2% del 2020 segnano un ulteriore +2,3% in questo trimestre.

Infine il pane e suoi sostituti reperibili in scaffale, che rappresentano un terzo dell’intero comparto, replicano valori di spesa dell ’analogo trimestre dello scorso anno, con lievissime flessioni dei volumi sia per il pane fresco sfuso che per i sostituti in scaffale (rispettivamente – 0,9% e – 1,2%).

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