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Insalata in Antartide: un progetto per allestire un orto nelle basi spaziali

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mobile test facility
Foto di DLR German Aerospace Center

Sono state raccolte le prime verdure nell’orto Mobile Test Facility in Antartide, dove si sperimenta la coltivazione in ambienti estremi per i prossimi viaggi spaziali. Insalata, rucola, cetrioli e ravanelli cresciuti tra i ghiacci nell’orto realizzato dai ricercatori della base tedesca Neumayer Station III, per un progetto che mira alle prossime missioni in terra marziana ed è in parte frutto di menti italiane. Finanziato dall’Unione Europea e gestito dall’Agenzia spaziale tedesca (Dlr), l’Italia partecipa infatti con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e le aziende Thales Alenia Space (Thales-Leonardo) e Telespazio (Leonardo-Thales).
L’obiettivo è quello di ricostruire coltivazioni di verdura in ambienti estremi, che potrebbero così essere riproposte per futuri viaggi stellari come quelli che possono essere programmati verso Marte.

mobile test facility
Foto di DLR German Aerospace Center

La caratteristica principale di tali viaggi sono le lunghissime distanze da percorrere e una durata che non permette di portare cibo a sufficienza. Ecco che la possibilità di coltivare verdure fresche diventa il cuore di una ricerca che potrebbe rivoluzionare in maniera definitiva i viaggi spaziali. L’apporto di vitamine, sali minerali e antiossidanti garantito dalle verdure fresche non può essere sostituito in altro modo.
L’orto, chiamato Mobile Test Facility (Mtf), è stato progettato e costruito in Antartide perché riproduce le condizioni di una base lunare o marziana principalmente per l’isolamento e le temperature rigide.

mobile test facility
Foto di DLR German Aerospace Center

Nel 2018 si sperimenteranno due orti, uno più piccolo pensato per la Stazione Spaziale e un altro, più grande, per le basi. È straordinario come le piante siano cresciute senza terra, senza l’uso di pesticidi e grazie all’utilizzo di luce artificiale, seguendo quelle che potrebbero essere le condizioni di un ipotetico orto artificiale da allestire su una base spaziale.
Alberto Battistelli, dell’Istituto di Biologia Agroambientale e Forestale (Ibaf) del Cnr, ha spiegato all’Ansa che le piante sono cresciute con “acqua arricchita di sali minerali, illuminazione a Led e monitorando l’anidride carbonica nella stanza“. Queste condizioni controllate “ci permettono di spingere le piante a massimizzare quantità e qualità nutrizionale“. Un altro orto spaziale sul quale si sta concentrando l’attenzione dei ricercatori è stato testato da Enea, Agenzia Spaziale Italiana e Università di Milano nel deserto dell’Oman.

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