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Il nuovo DPCM sconquassa la ristorazione. Federalimentare e Fipe contro la stretta sui ristoranti

Le associazioni del food e dell'Horeca si mostrano preoccupate per le nuove restrizioni introdotte dall'ultimo DPCM: le dichiarazioni di Fipe e Federalimentare

Le misure contenute nel nuovo Dpcm approvato dal Consiglio dei ministri rappresentano un colpo mortale per un settore già in gravissima crisi che vede il rischio chiusura per 50.000 imprese e la perdita del lavoro per 350.000 lavoratori“.

Esordisce così Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi nel commentare il nuovo DPCM 13 ottobre approvato dal Governo sulle misure di contenimento del Covid-19.

Nel nuovo decreto si legge:

“le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite sino alle ore 24.00 con consumo al tavolo e sino alle ore 21.00 in assenza di consumo al tavolo; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze dopo le ore 21 e fermo restando l’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro;[…] continuano a essere consentite le attività delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, che garantiscono la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, nei limiti e alle condizioni di cui al periodo precedente”.

Bar, ristoranti, stabilimenti balneari, imprese di banqueting e catering, imprese dell’intrattenimento sono state le realtà più colpite dalla crisi economica determinata dal Covid. Ma sono state anche quelle meno supportate. – ha commentato Stoppani Senza aiuti significativi e concreti, siamo destinati chiudere per sempre, rinunciando a uno dei fiori all’occhiello dell’offerta turistica nazionale e a un tassello fondamentale della filiera agroalimentare italiana”.

Tra i nostri imprenditori – prosegue Stoppani – c’è ancora chi deve pagare i debiti accumulati durante il lockdown di marzo e chi deve ammortizzare gli investimenti fatti per mettere il proprio locale in regola secondo il protocollo siglato a maggio. È impensabile che si possa far fronte a una nuova riduzione dell’attività, mentre nessuno sta muovendo un dito per ridurre le spese cui i gestori dei pubblici esercizi sono tutt’ora costretti. Dagli affitti, al fisco. Se prima non si interviene in maniera decisa su queste due voci, non è possibile accettare nuove limitazioni al nostro lavoro”.

Federalimentare: “L’horeca di nuovo colpita, trema anche l’export”

Un settore convalescente che rischia di subire un altro duro colpo” così Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare, commenta la situazione legata al Covid che si sta delineando in questi giorni.

Il riferimento non è solo al DPCM, con cui si configura una prima stretta ai locali e ristoranti del paese, ma è anche alla chiusura parziale o totale del canale horeca in alcuni stati esteri.

Da un lato è la situazione interna ad essere preoccupante: “La produzione dell’industria alimentare – sottolinea Vacondio – sta navigando tra il -2,0% e il -5,0% nei tendenziali dell’ultimo trimestre. Mentre le vendite alimentari domestiche faticano a raggiungere la parità, soprattutto in volume, con i livelli dell’anno scorso”. Un problema non da poco se si pensa che l’horeca copre un terzo del totale dei consumi alimentari ed è l’unico che ha consentito, negli ultimi anni, di compensare la continua erosione dei consumi domestici, facendo galleggiare il mercato.

Dall’altro c’è la questione dell’export che, oltre a non essere sufficiente a tenere su i livelli produttivi – l’export incide per meno di un quarto sul fatturato dell’industria alimentare e non riesce a bloccare da solo la discesa del sistema – è ora ampiamente minacciato dalle nuove chiusure di bar e ristoranti che si stanno delineando fuori dall’Italia , come quella “a livelli” del Regno Unito o quella che pare ormai prossima dell’Olanda.

Con questo quadro – conclude Vacondio – ogni nuova limitazione di attività deve trovare immediata compensazione in sostegni agli operatori del settore. Il mondo dei consumi alimentari è troppo importante per impatto economico e occupazionale. Non può rischiare di uscire amputato dalla pandemia, penalizzando il futuro del Paese in modo permanente”.

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