Home Alimenti & Ingredienti Il DNA ambientale del miele racconta un territorio e la salute delle...

Il DNA ambientale del miele racconta un territorio e la salute delle api

0

Dentro un cucchiaino di miele si nasconde molto più di quanto si potrebbe pensare sulla sua storia. Un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna, grazie ad un innovativo metodo di analisi del DNA, è riuscito ad isolare tracce non solo di piante e di api, ma anche di altri insetti, di diverse tipologie di funghi, e persino di virus e batteri presenti. Una fotografia ampia e precisa della storia del miele, dal fiore fino all’alveare, e del vasto ambiente in cui è nato.

La ricerca italiana è stata pubblicata sulla rivista PLOS ONE e condotta nel DISTAL, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari, dell’Università di Bologna. La rilevazione si deve al fatto che per produrre il miele le api compiono un lavoro di esplorazione del territorio a partire dal proprio alveare e poi estendendosi per un raggio che può raggiungere anche i dieci chilometri. Questa area diventa una vera e propria “industria” per gli operosi insetti, o per meglio dire rappresenta l’area di raccolta della materia prima. Ed è proprio durante questa operazione che le api finiscono per catturare e portare con sé, da un fiore all’altro e poi fino all’alveare, tracce di molti altri organismi e piante.

Per questo, il DNA contenuto nel miele è considerato un “DNA ambientale”, che contiene cioè al suo interno le impronte dei tanti protagonisti che in un modo o nell’altro vengono toccati dall’opera delle api.

I ricercatori coordinati da Luca Fontanesi hanno utilizzando una tecnica di analisi bioinformatica costruita ad hoc e che permette di ottenere contemporaneamente la sequenza genetica di milioni di frammenti di Dna, permettendo di valutare lo stato di salute delle api oppure di monitorare la presenza dei microrganismi responsabili di molte malattie delle piante.

Non è da dimenticare, infine, che nel DNA del miele ci sono anche le tracce di tutte le sue caratteristiche benefiche. Alcuni microrganismi che lasciano tracce nel miele contribuiscono alla formazione delle sue caratteristiche organolettiche e alle proprietà curative che vengono attribuite a questo alimento, ha spiegato Luca Fontanesi. Alcuni lieviti di cui si è trovata traccia nel miele analizzato, ad esempio, sono considerati produttori naturali di sostanze ad effetto antibiotico.

Ancora nessun voto.

Lascia una valutazione

Suggerisci una correzione all’articolo

[recaptcha]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here