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Dazi USA all’Unione Europea: colpiti formaggi e prosciutti italiani

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Dopo settimane di ipotesi e apprensioni, ieri l’annuncio ufficiale: dal 18 ottobre scattano i dazi USA su vari prodotti provenienti dall’Europa, e quindi anche dall’Italia.
L’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha dato il via al provvedimento contro l’Europa – che ha un valore di 7,5 miliardi di dollari – che è conseguenza di una disputa legale che va avanti da 15 anni tra l’europea Airbus e l’americana Boeing; l’America accusa l’Europa di aver finanziato illecitamente l’azienda produttrice di aeroplani – concorrente della Boing – con sussidi statali.

I dazi entreranno in vigore dal 18 ottobre e colpiranno oltre che una serie di prodotti del settore aeronautico, tessile e di altri beni di consumo provenienti da Regno Unito, Francia e Spagna (che sono i membri del consorzio Airbus) anche prodotti agroalimentari italiani. (Qui la lista completa dei dazi)

Come già si discuteva da tempo, ad essere tra i più colpiti dai dazi USA sono alcuni prodotti caseari – tra cui parmigiano e pecorino – e il prosciutto. Contrariamente a quanto annunciato da Trump, però, la tariffa sarà pari al 25% e non al 100%.
Sebbene sia stata scongiurata l’imposizione di dazi su vino e olio, il problema per l’intera economia del Paese – e non solo del comparto alimentare – è reale: gli USA rappresentano una grossa fetta del mercato dell’export di molti prodotti italiani (30% sul totale per un valore di 4,5 miliardi di euro) e le conseguenze potrebbero essere di non poco conto. Sul sito del Consorzio del Parmigiano Reggiano si legge, ad esempio, che il consumatore americano acquisterà il Parmigiano Reggiano non più a circa 40 dollari al chilo ma a ben oltre 45. Un dato che dà la misura anche della facilità con cui potrebbe diffondersi ancora di più il falso made in Italy, con prodotti meno costosi ma più pericolosi per la salute dei consumatori e per la nostra economia.

Preoccupazione arriva dall’intera filiera che chiede il supporto del governo per scongiurare una crisi del comparto; Ivano Vacondio, presidente di Federalimente, riflette su questo tema e chiede di “reagire” a questa guerra dei dazi: “se gli USA decideranno di fare la “guerra daziaria” sulle nostre eccellenze, occorrerà – quando tecnicamente possibile – agire di conseguenza e per questo chiediamo alla politica, italiana ed europea, di rispondere a questi dazi con altrettanti dazi su prodotti statunitensi, da quelli di largo consumo commercializzati da potenti multinazionali ai fast food”. Da Coldiretti, invece, arriva l’appello rivolto all’Europa di mettere in campo aiuti e sussidiai settori più duramente colpiti e non coinvolti nel settore aerospaziale.
Un’ipotesi a cui si apre anche la Ministra delle politiche agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova che dichiara: “Ora è il momento della diplomazia, bisogna trovare un accordo con l’Amministrazione Trump, perché una guerra commerciale con l’Europa la pagherebbero solo cittadini e imprese. Ma credo sia arrivato il momento per l’Europa di anticipare i problemi, perché fino ad oggi siamo arrivati a intervenire con due o tre anni di ritardo. Quando magari le aziende avevano chiuso. Ecco perché ho scritto al Commissario Hogan per prevedere in ogni caso la creazione di un Fondo Azzeradazi e di valutare ogni azione necessaria anche sulle restituzioni all’esportazione. Siamo davanti a una fase nuova delle relazioni internazionali, non possiamo usare strumenti inadeguati. Servono risposte immediate, perché il rischio è altissimo”.

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