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Cambia il disciplinare del Chianti: nuovo limite per il residuo zuccherino

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Svolta nel disciplinare del Chianti Docg: a partire dalla vendemmia 2019/2020 ci sarà la possibilità di adottare un nuovo limite zuccherino che permetterà alle aziende di adeguarsi alle normative europee e produrre vini di alta qualità venendo incontro ai gusti dei mercati stranieri, soprattutto statunitensi, sudamericani e orientali.

Si otterranno così vini secchi, sempre di altissima qualità ma più graditi al palato dei consumatori di questi mercati nella certezza di aumentare le proprie quote commerciali in queste aree del mondo.
La modifica al disciplinare è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 agosto 2019 ed è diventata quindi realtà in ambito nazionale.
In prima fila il Consorzio Vino Chianti quale portavoce delle aziende toscane e della loro necessità di allinearsi alle normative europee, così da ottenere maggiore competitività e una maggiore capacità di commercializzare un prodotto capace di allinearsi ai gusti dei consumatori che, inevitabilmente, si modificano nel tempo.

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Dal punto di vista tecnico, l’allineamento del valore del residuo massimo zuccherino ai parametri comunitari previsti per i vini secchi consentirà di avere un parametro massimo pari a 4 g/l, oppure entro 9 g/l purché il tenore di acidità totale, espresso in grammi di acido tartarico per litro, non sia inferiore di oltre 2 grammi al tenore di zucchero residuo.

Il Chianti ha superato la crisi di prezzo e di produzione del 2010 e del 2011. Da quel momento il percorso di rilancio della denominazione ha visto togliere gli impianti obsoleti con il rinnovamento del 70% del vigneto, che porterà ad un aumento della produzione. Ora è alla ricerca di nuovi mercati; dal 2013 al 2018 l’export ha fatto registrare una crescita del 17% negli Usa (più 12% il dato nazionale) e del +47% in Svizzera (è del 16% la crescita italiana). Le vendite all’estero dei rossi toscani, infine, superano quelle di Veneto e Piemonte.

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