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Caffè Roko: come rendere speciale la pausa caffè a casa

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In questo momento in cui l’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del COVID-19 va di pari passo con le difficoltà delle imprese e delle attività del nostro Paese, a causa delle misure contenitive, abbiamo bisogno anche di segnali positivi. Per questo Horecanews.it, tenendo fede al patto d’informazione con i suoi lettori, ha deciso di non fermare la normale programmazione ma di tenervi aggiornati sulle notizie del settore, anche per concedere un momento di svago dalle difficoltà del momento.

Il team Roko ci dà alcuni suggerimenti per vivere al meglio le nostre quotidiane pause caffè, un momento che in questo periodo così difficile aiuta a scandire alcuni momenti della giornata.

Anche tra le mura domestiche, gli “orari” della pausa caffè ci aiutano, infatti, a dare un ritmo a giornate e a conservare le abitudini a noi tanto care.

Il monoporzionato, secondo il team Roko, è l’ideale in questo periodo: con una preparazione molto semplice e pratica, possiamo gustare l’espresso – in cialda o in capsula – comodamente a casa, mentre svolgiamo le nostre attività.

Il consiglio del è quello di variare la miscela ad ogni coffee break: gli specialisti consigliano al mattino Roko Gold, con il suo gusto morbido e soave, a metà mattinata, invece, Roko Top con il suo gusto dolce e corpo pieno; per il post pranzo gli esperti suggeriscono Roko Classico con il suo gusto deciso e aroma avvolgente, fino ad arrivare a Roko Dek, con il suo gusto delicato, ideale per finire la giornata.

Per rendere ancor più speciali queste pause, gli esperti Roko hanno scelto quattro leggende a tema caffè, in abbinamento ai vari break della giornata, per farvi scoprire alcuni affascinanti racconti sull’amata bevanda.

caffè roko, pausa caffèAd accompagnare la pausa di inizio giornata è la storia del pellegrino Mata Maryan, ambientata in Etiopia. Dopo ore di meditazione e digiuno, si narra che il viaggiatore affondò il bastone nella terra per cercare un sostegno. Quando si riprese, notò che il bastone non era più lo stesso: magicamente era diventato una pianta con foglie e frutti rossi. Si trattava proprio della pianta di caffè, che secondo questa leggenda sarebbe nata nel villaggio di Zaghié.

Si continua con un altro break e questa volta la leggenda è quella riportata ne “Le mille e una notte”: sembra che in Yemen un pastore di nome Kaddi notò all’improvviso uno strano cambiamento nelle capre che allevava; erano diventate più vivaci dopo aver brucato foglie e bacche rosse di un certo arbusto. L’accaduto venne segnalato all’Abate Yahia, del vicino monastero. Questi si recò sul posto, raccolse bacche e foglie dell’arbusto indicato e ne preparò un infuso. La sensazione fu immediata: si sentiva rinvigorito, più forte, e a quel punto consigliò la bevanda ai suoi confratelli per combattere la stanchezza durante le lunghe notti di preghiera.

Per la pausa caffè pomeridiana, ecco la terza leggenda di caffè che ci fa spostare nella penisola araba con Maometto. Colpito dalla malattia del sonno in fin di vita, il profeta dell’Islam venne salvato da Allah, che gli mandò attraverso l’arcangelo Gabriele una pozione calda e nera denominata “Kahveh”.
Dopo averla bevuta, Maometto acquisì una forza tale da affrontare ben quaranta cavalieri.

E per finire, la giornata si conclude con una leggenda che legherebbe l’origine del caffè al già citato territorio etiope. Qui, crescevano naturalmente piante di caffè che divennero conosciute ai più dopo un incendio: si dice che l’aroma del caffè si propagò per chilometri e chilometri, fino ad incantare gli abitanti. Così il caffè divenne una bevanda molto nota.

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