Vini di pregio, gli Stati Uniti guidano la ripresa della domanda
La domanda statunitense di vini di pregio cresce e sostiene le quotazioni, mentre gli scambi restano selettivi
BUSINESS & MERCATO - Dopo una lunga fase di correzione, il mercato internazionale dei vini di pregio comincia a mostrare segnali di maggiore equilibrio. Gli indici sembrano aver rallentato la discesa, ma gli scambi restano contenuti e la fiducia non è ancora sufficiente per parlare di una ripresa generalizzata. A cambiare è soprattutto la geografia della domanda: gli Stati Uniti stanno tornando a occupare una posizione centrale negli acquisti e contribuiscono alla tenuta delle quotazioni.
Anche Liv-ex, la piattaforma internazionale di riferimento per lo scambio e l’analisi del fine wine, conferma questa tendenza nel rapporto dedicato alle prospettive per la seconda metà del 2026. Il quadro resta improntato alla prudenza, ma appare più stabile rispetto a quello osservato dodici mesi prima.
Nel secondo trimestre del 2026, all’interno del Fine Wine 1000, le annate che hanno perso valore sono state ancora più numerose di quelle in crescita. I risultati, tuttavia, non si sono distribuiti in modo uniforme. I vini in rialzo hanno guadagnato in media il 5,2%, mentre quelli in calo hanno perso il 4,1%. La maggiore intensità degli aumenti ha quindi compensato le flessioni, sostenendo la stabilità complessiva degli indici.
La tenuta dei prezzi non si è ancora tradotta in una crescita significativa degli scambi, si continua ad operare con un approccio orientato alla riduzione del rischio e nella maggior parte dei casi si evita di acquistare per ricostituire le scorte. Il mercato dipende quindi soprattutto dalle decisioni dei collezionisti privati, più esposti agli effetti dell’incertezza economica, dell’inflazione e delle tensioni geopolitiche.
In questo scenario, il dato più rilevante riguarda gli Stati Uniti. Nel secondo trimestre gli acquirenti americani hanno rappresentato il 26,9% del valore complessivo degli acquisti, contro il 23,3% del primo trimestre e il 20,7% registrato in media nel 2025. Gli Stati Uniti risultano così l’unica area geografica ad aver incrementato il proprio peso sul mercato dall’inizio dell’anno.
Non cresce soltanto la quota degli acquisti. Cambiano anche le condizioni alle quali vengono conclusi. Nel secondo trimestre gli operatori statunitensi hanno acquistato i vini compresi nel Fine Wine 1000 a un prezzo medio superiore dell’1,1% rispetto al Market Price, mentre nei primi tre mesi dell’anno il differenziale era stato appena dello 0,03%. Una propensione a comprare anche al di sopra delle quotazioni di riferimento che contribuisce direttamente a sostenere i prezzi.
La crescita della domanda statunitense arriva dopo una fase nella quale gli operatori della filiera hanno dovuto ridefinire le proprie strategie di fronte ai dazi e al progressivo esaurimento delle scorte. Il recupero degli acquisti suggerisce che una parte del mercato americano abbia iniziato ad assorbire queste condizioni, tornando a muoversi con maggiore decisione sul segmento dei vini di pregio. Se questa dinamica proseguirà nella seconda metà dell’anno, potrà offrire un ulteriore sostegno alla stabilità delle quotazioni.
Più debole appare invece la domanda asiatica. Nel corso del 2026 gli acquirenti dell’area hanno assunto una posizione più defilata, mentre i prezzi delle contrattazioni locali hanno continuato a perdere terreno. Sul rallentamento incidono anche i costi delle spedizioni, aumentati in alcuni casi fino al 60% dopo l’inizio del conflitto in Iran, con conseguenze dirette sulla convenienza e sulla gestione degli acquisti.
La stabilizzazione non riguarda comunque tutte le etichette e le annate allo stesso modo. Il mercato continua a essere fortemente selettivo e mostra una distanza crescente tra i vini più maturi e le uscite recenti.
Bordeaux offre un esempio particolarmente chiaro. Con l’eccezione delle giovani annate 2022, i vini precedenti al 2017 hanno dimostrato una maggiore capacità di trovare un livello minimo di prezzo e di raggiungere prima una fase di equilibrio. Per le annate più recenti, invece, il confronto con le vendemmie già disponibili sul mercato resta determinante.
Questa dinamica ha condizionato anche la campagna En Primeur 2025. Le uscite accolte meglio hanno combinato due elementi: un prezzo di lancio inferiore alle quotazioni delle annate precedenti di qualità comparabile e la presenza, sul mercato secondario, di vendemmie simili ormai stabili o in moderata crescita. Il prezzo competitivo della nuova annata resta una condizione essenziale, ma la tenuta delle vendemmie mature contribuisce a rafforzarne la credibilità e la capacità di mantenere valore.
Il mercato dei vini di pregio sembra quindi aver superato la fase più intensa della correzione, senza avere ancora ritrovato una crescita diffusa. La domanda rimane selettiva, gli operatori continuano a limitare il rischio e le performance cambiano sensibilmente tra singole etichette e annate.
Il ritorno degli Stati Uniti introduce però un elemento nuovo. La maggiore quota degli acquisti e la disponibilità a comprare sopra i prezzi di riferimento offrono un sostegno concreto alle quotazioni. Si delinea così una ricostruzione graduale della domanda, concentrata sui vini capaci di presentare prezzi coerenti, annate solide e una reale capacità di tenuta nel tempo.

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