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Vinarius sul divieto di asporto. Lettera aperta al Presidente Conte

Vinarius, associazione delle enoteche italiane scrive al Presidente Conte per sottolineare come il divieto di vendita e asporto di alcolici dopo le 18 penalizzi ingiustamente i negozi specializzati

Vinarius sul divieto di asporto. Lettera aperta al Presidente Conte

Andrea Terraneo, presidente di Vinarius, associazione delle enoteche italiane, ha indirizzato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte una lettera per sottolineare come il nuovo DPCM entrato in vigore il 17 gennaio vieta la vedita per asporto di qualsiasi bevanda alcolica o analcolica dopo le 18. Tra le imprese a cui è imposto questo divieto figurano anche le enoteche, mentre tutti gli altri esercizi commerciali sono esclusi dal divieto.
Di seguito il testo integrale della lettera.


Signor Presidente,

in qualità di Presidente di Vinarius, l’Associazione delle Enoteche Italiane, Le scrivo per porre alla Sua attenzione quella che con ogni probabilità si è trattato di un errore dettato dal carattere di urgenza con cui è stato redatto il nuovo DPCM entrato oggi in vigore. Il decreto infatti vieta espressamente la vendita per asporto di qualsiasi bevanda alcolica e analcolica da parte di tutti i negozi specializzati con codici ATECO 47.25 dalle ore 18, lasciando invece libertà di vendita di tali bevande a tutti gli altri negozi commerciali. Comprendiamo il momento di forte difficoltà che sta attraversando il nostro Paese a causa della pandemia e il complesso contesto con cui vengono prese le relative decisioni incorrendo in possibili errori nella indicazione dei codici ATECO, ma chiediamo un sollecito chiarimento in merito affinché non vengano discriminati attività e operatori professionali appartenenti al settore del commercio di bevande alcoliche. Non comprendiamo infatti il criterio utilizzato dal nuovo DPCM su questo tema, che non inserisce nel divieto di vendita per asporto dopo le ore 18 anche tutte quelle attività previste dal codice ATECO 47.1 e relativi sottogruppi che comunque commerciano prevalentemente in bevande e alimentari. La preoccupazione deriva dal fatto che inibire l’apertura dopo le 18 toglie all’enoteca il 30% del fatturato giornaliero in un quadro economico generale che ci vede già penalizzati.

Appare evidente, Signor Presidente, che lo spirito che anima tale divieto non è demonizzatorio nei confronti delle bevande alcoliche in sè ma è invece quello sanitario volto a evitare assembramenti, fattore di primaria importanza per tutti noi in questo difficile momento. Non comprendiamo però il motivo per cui viene impedito a centinaia di enoteche sparse sul territorio nazionale di operare lasciando invece libertà di farlo alla grande distribuzione organizzata incorrendo maggiormente nel rischio di assembramenti. Le chiediamo pertanto la cancellazione di questa misura affinché non vengano penalizzate tutte quelle attività comprese nel divieto che stanno operando da mesi con massimo rigore e attenzione alla tutela della clientela e nel rispetto delle normative.

Siamo certi, Signor Presidente che le ragioni da noi esposte possano portare ad un pronto accoglimento della nostra richiesta basandosi essa stessa su criteri di ragionevolezza e coerenza con lo spirito di tutela della salute pubblica e di salvaguardia delle attività commerciali che stanno a cuore a tutti quanti noi.

La ringrazio, signor Presidente, per il tempo dedicato a questa lettera e certo di un favorevole accoglimento della richiesta Le invio i sensi della mia sincera considerazione.

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