Vecchie vigne, da memoria agricola a categoria globale: l’Old Vine Registry supera quota 10.000
Il database globale delle vecchie vigne supera i 10.000 vigneti censiti. Un passaggio che segna la costruzione di una categoria internazionale

NOTIZIE E DINTORNI - Le vecchie vigne sono state a lungo una presenza silenziosa del paesaggio viticolo: appezzamenti marginali, spesso difficili da lavorare, poco allineati alle logiche della produttività contemporanea. Eppure, proprio in questa marginalità, hanno conservato una densità agricola, genetica e culturale che oggi torna al centro della riflessione sul vino.
Negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Non tanto nella natura di queste vigne, quanto nello sguardo che il sistema ha iniziato a posare su di esse. Da residuo del passato a risorsa da riconoscere, da conservare e, sempre più, da raccontare. Un passaggio che non avviene spontaneamente, ma attraverso strumenti, linguaggi e processi di codifica.
È in questo spazio che si inserisce il lavoro dell’Old Vine Registry, il database globale dedicato alla mappatura dei vigneti con più di 35 anni, che in questi giorni ha superato quota 10.000 vigneti censiti in 42 Paesi, raggiungendo con oltre un anno di anticipo l’obiettivo fissato per il 2027.
Dal censimento alla costruzione di una categoria
Il dato, di per sé, è rilevante: oltre 40.900 ettari e 1.144 varietà registrate. Ma ciò che conta è il processo che questo numero rende visibile. L’idea alla base del registro è tanto semplice quanto strutturale: non si può proteggere ciò che non si è prima identificato.
Un principio che, nel tempo, ha trasformato un foglio di calcolo nato dall’intuizione di Jancis Robinson e dal lavoro condiviso con Tamlyn Currin in un’infrastruttura informativa globale.
Oggi il progetto, gestito da Alder Yarrow e sostenuto dalla comunità internazionale del vino, raccoglie contributi da viticoltori, importatori, ricercatori e organismi territoriali, configurandosi come una piattaforma aperta, partecipativa e in continua espansione.

Il passaggio istituzionale: quando il linguaggio diventa norma
Un punto di svolta è arrivato nell’ottobre 2024, quando l’International Organisation of Vine and Wine ha adottato la risoluzione OIV-VITI 703-2024, introducendo una definizione ufficiale di “vecchia vite”: almeno 35 anni di età documentata, indipendentemente da altri fattori.
Una definizione apparentemente tecnica, ma in realtà decisiva. Per la prima volta, ciò che era percezione diffusa diventa categoria condivisa, con implicazioni dirette su politiche di tutela,
pratiche di valorizzazione, costruzione del valore sul mercato.
Il registro e la norma iniziano così a dialogare: da un lato la raccolta dei dati, dall’altro la loro legittimazione istituzionale. Il decimillesimo vigneto inserito nel database, Hope Vineyard di Beaumont in Sudafrica, piantato nel 1974 a Chenin Blanc, non è solo un traguardo simbolico, segna un punto di passaggio.
In molti contesti produttivi, le vecchie vigne stanno assumendo un ruolo sempre più definito, come elemento identitario dei territori, leva di posizionamento per i vini, risorsa agronomica in contesti di cambiamento climatico.
Ma il passaggio più interessante riguarda il piano immateriale: la registrazione produce visibilità, la visibilità genera riconoscimento, il riconoscimento costruisce valore. In questo senso, l’Old Vine Registry contribuisce a trasformare un insieme eterogeneo di pratiche agricole in una categoria leggibile e condivisa a livello globale.
Una mappa ancora incompleta
Nonostante il traguardo raggiunto, il progetto è solo all’inizio. Secondo le stime interne, i vigneti storici nel mondo potrebbero essere centinaia di migliaia. Il dato apre una doppia prospettiva, da un lato, la dimensione ancora inesplorata di questo patrimonio, dall’altro la possibilità di costruire una mappa sempre più articolata delle vecchie vigne a livello globale.
Il registro resta infatti un progetto aperto, che continua a invitare produttori, consorzi e ricercatori a contribuire con nuovi inserimenti.
E se è vero che la costruzione di una categoria è un passaggio necessario va anche detto che non è priva di criticità. L’introduzione di una soglia anagrafica unica solleva alcune questioni: tutte le vigne sopra i 35 anni esprimono lo stesso valore? Come si evita una inflazione semantica del termine “old vine”? Quale relazione tra età, qualità e contesto agronomico?
Sono domande che accompagnano inevitabilmente questo passaggio e che, nei prossimi anni, contribuiranno a definire la credibilità stessa della categoria.

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