Valtènesi, il rosato come identità: dal Metodo Molmenti alla nuova direzione della denominazione

A Valtènesi in Rosa si ripercorre il percorso che negli ultimi anni ha trasformato il rosato da tradizione storica a fulcro identitario del Garda bresciano

25 Maggio 2026 - 14:09
Valtènesi, il rosato come identità: dal Metodo Molmenti alla nuova direzione della denominazione

EVENTI - Tra Salò e Desenzano la sponda bresciana del Garda cambia continuamente forma. Le colline moreniche degradano dolcemente verso il lago, le vigne convivono con ulivi e agrumi e il microclima mite accompagna da secoli una viticoltura costruita su equilibrio, freschezza e gradualità delle maturazioni. 

Qui il rosato non è arrivato come risposta recente alle mode di mercato. Appartiene da tempo alla cultura produttiva locale, al lavoro sul Groppello e a una tradizione che affonda le radici alla fine dell’Ottocento, quando il senatore Pompeo Molmenti codificò a Moniga del Garda una tecnica di vinificazione pensata per ottenere vini dal colore tenue, freschi ed eleganti attraverso una breve macerazione delle bucce e una lavorazione studiata specificamente per il rosé. 

Per molto tempo, però, questa vocazione è rimasta in secondo piano. I vini rosa della Valtènesi esistevano, ma non rappresentavano ancora con chiarezza il centro identitario della denominazione. È attorno a questo passaggio che negli ultimi quindici anni produttori e Consorzio hanno iniziato a lavorare, ridefinendo progressivamente gli equilibri. 

Valtènesi in Rosa 2026 è servita anche a ripercorrere questa evoluzione. La manifestazione ha riunito dal 21 al 23 maggio produttori, stampa e operatori in una tre giorni costruita tra degustazioni, visite in cantina e momenti di confronto dedicati alla trasformazione della denominazione e alla direzione che il territorio sembra voler consolidare nei prossimi anni. 

Dal Metodo Molmenti alla ridefinizione della denominazione

Durante il convegno ospitato il 22 maggio a Villa Bertanzi, storica dimora di Moniga del Garda legata alla figura di Pompeo Molmenti, produttori, tecnici e rappresentanti del Consorzio hanno ripercorso le tappe che hanno portato la Valtènesi a ridefinire progressivamente la propria identità attorno al vino rosa. 

A introdurre il senso di questo percorso è stato Yuri Pagani, direttore del Consorzio Valtènesi, che ha parlato di una denominazione impegnata oggi in una fase di ulteriore consolidamento identitario, legata sia alla caratterizzazione delle produzioni sia alla necessità di costruire una comunicazione più chiara e riconoscibile.

Dentro questo percorso si inserisce anche il lavoro portato avanti negli anni da Carlo Alberto Panont, tra le figure che più hanno contribuito alla definizione tecnica e stilistica della denominazione.

«Non era il primo pensiero», ha spiegato Panont, ricordando come fino ai primi anni Duemila il rosé fosse spesso vissuto come una produzione complementare rispetto ai rossi del territorio.

Il confronto avviato dal 2008 attorno a Italia in Rosa, la storica manifestazione dedicata ai vini rosati italiani nata proprio a Moniga del Garda, ha contribuito ad aprire una riflessione più profonda sulla vocazione della denominazione. Da lì sono arrivati il lavoro sul disciplinare, una definizione più precisa del ruolo del Groppello e una progressiva ricerca di continuità stilistica.

«Questo vino per noi oggi è la denominazione», ha affermato Panont.

Il Groppello e la costruzione di uno stile

Alla base del rosato della Valtènesi c’è soprattutto il Groppello Gentile, vitigno storico del Garda bresciano considerato tra i più antichi d’Italia. È un’uva caratterizzata da buccia sottile, profili floreali e note speziate spesso riconducibili al pepe nero. 

Accanto al Groppello possono entrare nel blend anche Marzemino, Barbera e Sangiovese. Il Marzemino contribuisce alla componente aromatica e fruttata, la Barbera apporta freschezza e tensione, mentre il Sangiovese lavora soprattutto sull’equilibrio complessivo del vino.

Dal confronto tra produttori ed enologi è emersa la volontà di definire un profilo stilistico sempre più riconoscibile per la denominazione. Colori più tenui, maggiore precisione aromatica, controllo delle estrazioni, freschezza e vocazione gastronomica sono alcuni degli elementi su cui il territorio sta lavorando da anni.

Mattia Vezzola, produttore gardesano e figura centrale nel percorso qualitativo della denominazione, ha parlato di “viticoltura dedicata”, spiegando come il Groppello richieda basse rese, raccolta manuale e una gestione agronomica molto attenta.

Secondo Vezzola, il cambiamento della Valtènesi è iniziato quando il vino rosa ha smesso di essere considerato una produzione accessoria e ha iniziato a diventare il centro del lavoro identitario della denominazione.

Vezzola ha richiamato anche il tema della longevità, sostenendo che il valore di questi vini non debba essere legato soltanto alla freschezza immediata ma anche alla capacità di evolvere nel tempo.

Il confronto con la Provenza

Dentro questo percorso si inserisce anche il rapporto sviluppato negli anni con la Provenza. A raccontarlo è stato Alessandro Luzzago, presidente del Consorzio per oltre dieci anni e tra i promotori del confronto con il principale territorio mondiale specializzato nei rosati.

Tra il 2015 e il 2019 trenta campioni di vini della Valtènesi sono stati inviati ogni anno al centro di ricerca provenzale per essere degustati, analizzati e confrontati con i vini francesi.

«Non volevamo copiare la Provenza», ha spiegato Luzzago. «Volevamo capire meglio la nostra identità».

Da questo lavoro sono poi nati i progetti europei condivisi con il Comité Interprofessionnel des Vins de Provence e il progetto Rosé Connection, costruito per promuovere nei mercati europei vini rosa legati all’origine e alle denominazioni.

Caroline Benetti, responsabile marketing e comunicazione del CIVP (Conseil Interprofessionnel Des Vins De Provence), ha ricordato come Provenza e Valtènesi condividano una stessa idea di vino fondata su savoir-faire, territorialità e cultura produttiva. 

Da sinistra il direttore del Consorzio Valtenesi Juri Pagani e Caroline Benetti, Responsabile Marketing e Comunicazione del CIVP

Secondo Benetti, il tema centrale oggi è difendere il valore culturale delle denominazioni in un mercato dove i rosati industriali e senza identità territoriale stanno aumentando.

La collaborazione tra i due territori guarda anche alle nuove generazioni e alla necessità di costruire una comunicazione più leggibile attorno ai vini rosa DOP.

Il vino, il Garda e la costruzione del racconto

Parallelamente il Consorzio Valtènesi sta lavorando anche sul rapporto tra vino, ospitalità e gastronomia attraverso il progetto “Valtènesi IN…”, il calendario diffuso di appuntamenti che coinvolge ristorazione e territorio gardesano.

Le degustazioni organizzate con Gambero Rosso alla Casa del Vino della Valtènesi e le visite nelle aziende del territorio hanno mostrato con chiarezza la volontà di rendere questa evoluzione più comprensibile anche all’esterno del Garda.

Una richiesta che coinvolge inevitabilmente anche giornalisti, comunicatori e divulgatori chiamati oggi non soltanto a degustare questi vini, ma a comprenderne il percorso e la trasformazione.

Le prossime tappe della denominazione

La tre giorni ha mostrato anche la volontà di proseguire nel lavoro di definizione identitaria della denominazione.

Non esistono ancora comunicazioni ufficiali, ma durante gli incontri è stato più volte lasciato intendere che all’interno del Consorzio sia già aperta una riflessione su ulteriori possibili modifiche del disciplinare, con l’obiettivo di rafforzare riconoscibilità, coerenza produttiva e legame territoriale.

La direzione appare comunque chiara da tempo: fare del rosato il centro produttivo e culturale della Valtènesi.

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