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Nel 2018 più di un italiano su cinque è stato vittima di frodi alimentari

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frodi alimentari

Le stime parlano chiaro: nel 2018 più di un italiano su cinque, ovvero il 17% della popolazione, è stato vittima di frodi alimentari con l’acquisto di cibi fasulli, avariati e alterati.

Lo afferma la Coldiretti sulla base di un report dell’Ispettorato Centrale Repressione Frodi (Icqrf) illustrato in occasione della presentazione del Rapporto Agromafie 2018 Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare.

Il vino e la carne sono i prodotti maggiormente interessati dal fenomeno. Su 54mila controlli effettuati emerge una crescita del 75% nelle notizie di reato del vino, del +101% della carne, del +78% delle conserve.

Un caso a parte lo zucchero, prodotto new entry dove si è passati da zero casi a 36. Nell’ultimo anno sono stati sequestrati 17,6 milioni di chili di alimenti di vario tipo per un valore di 34 milioni di euro, con lo smantellamento di un’organizzazione fra Campania, Puglia, Emilia Romagna, Sicilia e Veneto che importava zucchero da Croazia, Isole Mauritius, Serbia e Slovenia. Una volta immesso nei canali del mercato nero attraverso fatture false, veniva rivenduto a prezzi stracciati a imprenditori che lo usavano per adulterare il vino.

Secondo il report, l’88% dei cittadini è preoccupato dell’idea che nei negozi siano venduti prodotti alimentari pericolosi per la salute. Sotto accusa principalmente i cibi low cost, con il timore dell’utilizzo di materie prime di minore qualità o scadenti. Agricoltura e alimentare, segnala Coldiretti, sono considerate aree prioritarie di investimento dalla malavita perché del cibo, anche in tempo di crisi, nessuno può fare a meno. Gli italiani si orientano nella gran parte dei casi verso i prodotti di stagione, privilegiati dal 73,7 per cento, verso i prodotti con marchio Dop, Igp, Doc (il 56 per cento li compra spesso) e senza olio di palma (55,8 per cento); quasi la metà (49,3 per cento) privilegia i prodotti a Km 0. I prodotti biologici vengono acquistati spesso dal 41,3 per cento del campione. Eppure superano un terzo (37 per cento) i consumatori che, indipendentemente dalla provenienza, scelgono i prodotti più economici.

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