Home Associazioni Home Restaurant: Fipe chiede al MISE di fare chiarezza

Home Restaurant: Fipe chiede al MISE di fare chiarezza

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In una nota stampa diffusa ieri 16 gennaio FIPE – Federazione Italiana Pubblici esercizi ha portato sotto i riflettori il tema degli adempimenti burocatrici per l’apertura degli Home Restaurant sui quali restano alcune zone d’ombra. Di seguito le dichiarazioni del Direttore Generale di Fipe, Roberto Calugi che richiede al Ministero dello Sviluppo Economico di fare chiarezza sulla legislazione vigente.

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Roberto Calugi

“Chi intende aprire un’attività di home restaurant ha l’obbligo di presentare una Scia (Segnalazione Certificata di inizio attività, ndr) in Comune o di ottenere un’esplicita autorizzazione nel caso in cui voglia farlo in un’area tutelata. Questo è ciò che prevede il Ministero dello Sviluppo Economico ormai dal 2015 e chi dice il contrario dice una fake news. Il fatto che un giudice di pace di San Miniato nel luglio scorso si sia espresso in maniera opposta dimostra soltanto che la normativa si presta a interpretazioni diverse. Il Mise ha dunque il dovere di fare chiarezza una volta per tutte: non è possibile che migliaia di imprenditori della ristorazione non sappiano se chiunque può svegliarsi un mattino e fare loro concorrenza senza nemmeno dover dichiarare l’apertura dell’attività”. “È incredibile – aggiunge Calugi – che si faccia passare il messaggio che una sentenza di un giudice di pace di provincia possa fare giurisprudenza a livello nazionale. Così non è e lo si impara al primo anno di Legge”.
Quello che a noi interessa, tuttavia – conclude il Dg di Fipe – è che le regole siano chiare per tutti. Chi apre un home restaurant ha il dovere di comunicare l’avvio della propria attività che deve poter essere controllata dalle autorità sanitarie, esattamente come tutte le altre: ne va della sicurezza dei consumatori. Non solo. In nome di un contrasto all’evasione fiscale a 360°, è necessario estendere anche agli home restaurant l’obbligo di dotarsi di pos per il pagamento con il bancomat. Il principio è semplice: stesso settore, stesse regole. Altrimenti è concorrenza sleale”.

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