Cybersecurity e filiera food & beverage: cosa ci dice il caso AB InBev

La rivendicazione di un attacco ad AB InBev riporta l'attenzione sulla sicurezza dei dati nel retail e nella filiera alimentare, tra rischi, fornitori e norme.

30 Ottobre 2026 - 12:01
Cybersecurity e filiera food & beverage: cosa ci dice il caso AB InBev

CRONACA PER L'IMPRESA - La rivendicazione di un presunto attacco informatico ai danni di AB InBev, gruppo internazionale della birra proprietario di marchi come Budweiser, Corona e Stella Artois, riporta l'attenzione sulla sicurezza dei dati aziendali e sui rischi informatici che interessano il settore alimentare e il retail. A partire da questa vicenda, Valerio Pastore, co-founder di CyberGrant Inc., analizza le criticità legate alla protezione delle informazioni interne e alla loro condivisione lungo la filiera.

Il 25 ottobre 2026, il gruppo ransomware Emperador ha inserito AB InBev nell'elenco delle presunte vittime, sostenendo di aver sottratto 3,9 GB di informazioni. Secondo la rivendicazione, tra i materiali figurerebbero 3,2 GB di file provenienti dall'archivio cloud aziendale su Azure, circa 2.500 indirizzi email interni, 19.000 registri di accesso, certificati digitali e oltre 329.000 segnalazioni legate al monitoraggio dei social media.

Stando a quanto riportato dalla stampa belga, la richiesta di riscatto sarebbe passata da uno a dieci milioni di dollari in bitcoin. La violazione, tuttavia, non è stata confermata da AB InBev, che non ha rilasciato commenti sulla vicenda. Restano quindi da verificare sia l'effettiva sottrazione dei dati sia la natura delle informazioni eventualmente coinvolte.

Il caso offre comunque l'occasione per esaminare un problema che interessa un numero crescente di imprese: la protezione delle informazioni interne, anche quando vengono condivise con soggetti esterni all'organizzazione.

Cybersecurity: il rischio non dipende soltanto dalla quantità di dati sottratti

Secondo Pastore, la gravità di una violazione informatica non può essere valutata esclusivamente sulla base della quantità di dati sottratti o dell'interruzione delle attività aziendali.

Anche un archivio relativamente piccolo può contenere informazioni utili per organizzare nuovi attacchi. Un elenco di indirizzi email aziendali, ad esempio, può essere utilizzato per campagne di phishing mirate, mentre i registri di accesso ai sistemi interni possono fornire indicazioni sulle persone e sulle risorse da colpire.

Particolare attenzione riguarda i certificati digitali utilizzati per verificare l'identità di server e applicazioni. Se insieme a questi documenti fossero compromesse anche le relative chiavi private, un attaccante potrebbe tentare di presentarsi come un sistema autorizzato. Si tratta di un'eventualità che, nel caso AB InBev, non risulta accertata.

Il problema principale riguarda quindi la possibilità che le informazioni sottratte rimangano leggibili e utilizzabili anche a distanza di tempo. Una volta diffuse, possono essere incrociate con altri archivi e impiegate per compromettere ulteriori sistemi o coinvolgere partner commerciali.

Nel retail aumentano le violazioni dei dati aziendali

Il fenomeno si inserisce in uno scenario di crescente esposizione agli attacchi informatici per le imprese commerciali.

Secondo il Data Breach Investigations Report 2026 di Verizon, nel settore retail i dati interni, comprese informazioni su strategie e attività aziendali, risultano coinvolti nell'84% delle violazioni analizzate, rispetto al 65% dell'edizione precedente.

Anche gli attacchi riconducibili a finalità di spionaggio hanno registrato un incremento, passando dal 9% al 19% delle violazioni per le quali è stato possibile individuare una motivazione.

Questi dati evidenziano un cambiamento negli obiettivi degli attaccanti. Accanto alle informazioni finanziarie e alle credenziali di accesso, acquistano rilevanza documenti commerciali, accordi con i fornitori, listini, strategie aziendali e informazioni presenti nei sistemi CRM.

Mentre la protezione dei dati di pagamento è regolata da standard specifici, come il PCI DSS, molte altre informazioni possono essere esposte quando vengono compromessi gli accessi ai sistemi aziendali.

Anche in Italia il fenomeno è in crescita. Il Rapporto Clusit 2026 rileva che nel settore del commercio, comprendente ingrosso e dettaglio, gli incidenti informatici gravi e di dominio pubblico sono passati da 14 nel 2024 a 26 nel 2025.

Nello stesso anno, gli incidenti censiti complessivamente in Italia sono stati 507, con un incremento del 42% rispetto al 2024.

Un esempio nel comparto alimentare è rappresentato dall'attacco informatico che ha interessato l'e-commerce di Eataly nel giugno 2026. L'azienda aveva segnalato la possibile esposizione di informazioni personali dei clienti, tra cui dati anagrafici, recapiti e storico degli acquisti, precisando che non risultava un download dei dati e che le password e le informazioni complete delle carte di pagamento non erano state compromesse.

La sicurezza informatica coinvolge tutta la filiera

Le imprese del settore alimentare e della distribuzione operano attraverso una rete articolata di fornitori, distributori, agenzie e operatori logistici, con i quali condividono quotidianamente documenti e informazioni.

Queste relazioni ampliano la superficie esposta ai rischi informatici, perché la sicurezza dei dati dipende anche dai sistemi utilizzati dai soggetti esterni.

Il caso di Marks & Spencer, colpita da un attacco informatico nell'aprile 2025, dimostra quanto le conseguenze possano estendersi oltre la perdita di informazioni. Il gruppo britannico aveva stimato un impatto di circa 300 milioni di sterline sull'utile operativo, a seguito delle interruzioni e delle difficoltà causate dall'incidente.

Per Pastore, la protezione delle informazioni deve quindi continuare anche dopo la loro condivisione. Diventa importante poter controllare chi accede ai documenti, revocare le autorizzazioni e impedire che i file possano essere letti da soggetti non autorizzati.

È su questo principio che CyberGrant ha sviluppato FileGrant, una piattaforma che utilizza sistemi di cifratura post-quantum per proteggere i documenti anche quando vengono trasferiti a fornitori o dispositivi esterni, consentendo di gestire e revocare i permessi di accesso.

NIS2 e GDPR: gli obblighi per la protezione dei dati

La sicurezza della catena di fornitura e la protezione delle informazioni rientrano anche nel quadro normativo europeo.

La direttiva NIS2, recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024, prevede obblighi di gestione del rischio informatico per le organizzazioni che rientrano nel suo ambito di applicazione, comprese determinate imprese della produzione, trasformazione e distribuzione alimentare.

Tra le misure richieste figurano la sicurezza della catena di approvvigionamento, la gestione degli accessi e l'adozione di politiche per la crittografia e la cifratura. Per i soggetti inseriti nell'elenco NIS nel 2025, il termine per l'attuazione delle misure di sicurezza di base è fissato a 18 mesi dalla ricezione della comunicazione di inserimento, con scadenze che per molti operatori ricadono nell'ottobre 2026.

Anche il GDPR riconosce il ruolo della cifratura nella protezione delle informazioni personali. L'articolo 34 prevede infatti, a determinate condizioni, l'esenzione dall'obbligo di comunicare una violazione agli interessati quando le misure adottate rendono i dati incomprensibili ai soggetti non autorizzati.

La protezione delle informazioni deve quindi essere considerata non soltanto una questione tecnologica, ma anche una responsabilità organizzativa che coinvolge la gestione dei rischi e i rapporti con i partner commerciali.

Proteggere i dati anche dopo un attacco

La vicenda AB InBev rimane legata a una rivendicazione ancora da verificare, ma evidenzia una questione centrale per le imprese del retail e della filiera alimentare.

Valutare un incidente informatico soltanto in base alla quantità di dati eventualmente sottratti rischia di sottostimarne le conseguenze. Occorre considerare anche quali informazioni potrebbero essere utilizzate, quanto a lungo rimarrebbero accessibili e quali ulteriori attacchi potrebbero rendere possibili.

La capacità di proteggere i documenti, controllarne la condivisione e revocare gli accessi rappresenta quindi un elemento essenziale nella gestione della sicurezza informatica aziendale.

Valerio Pastore, Founder di CyberGrant Inc.

Leggi l'articolo anche su Foodybev.com

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