Crémant: cresce in Italia ed è sempre più porta di accesso al metodo classico

Il Crémant cresce in Italia mentre il mercato rallenta. Dati, ruolo di Les Grands Chais de France

5 Maggio 2026 - 09:11
Crémant: cresce in Italia ed è sempre più porta di accesso al metodo classico

BUSINESS & MERCATO - Il Crémant cresce dentro un mercato che rallenta, una divergenza che rende il dato interessante.

Negli ultimi quattro anni, il metodo classico francese prodotto fuori dalla Champagne è passato in Italia da circa 450 mila a oltre 2,5 milioni di bottiglie, per un valore complessivo pari a circa 13 milioni di euro. Un’espansione rapida, che non si limita a seguire la domanda ma sembra intercettarne una trasformazione.

Dentro questa dinamica si inserisce il peso di Les Grands Chais de France, gruppo leader mondiale nella distribuzione di vini francesi, che nel 2025 ha sfiorato nel nostro Paese il milione di bottiglie vendute, pari a circa il 25% del mercato. Il dato si rafforza nel primo trimestre del 2026, con un +44%: 250 mila bottiglie contro le 170 mila dello stesso periodo dell’anno precedente.

Numeri significativi, ma non sufficienti da soli a spiegare il fenomeno. La crescita del Crémant si colloca infatti in uno spazio preciso: quello dell’accesso al metodo classico, non tanto in competizione diretta con lo Champagne, né in sovrapposizione con le denominazioni italiane più strutturate, quanto in una fascia intermedia che oggi appare sempre più centrale.

È qui che il Crémant trova una sua funzione: da un lato, mantiene la struttura produttiva del metodo tradizionale, dall’altro introduce una variabile che il mercato contemporaneo sembra premiare: la pluralità. Non una singola identità, ma un sistema articolato di territori, dalle otto denominazioni francesi – Alsazia, Borgogna, Loira, Jura, Bordeaux, Savoia, Limoux e Die – ciascuna con vitigni e interpretazioni differenti.

Questa apertura non indebolisce la categoria, la rende più flessibile, una flessibilità che si traduce concretamente anche nella composizione delle cuvée. Se Chardonnay e Pinot Nero restano riferimenti centrali per chi cerca uno stile più riconoscibile, il Crémant si distingue per l’integrazione di vitigni legati ai singoli territori: Chenin Blanc nella Loira, Mauzac a Limoux, Clairette nella Drôme, Jacquère in Savoia.

Non è un dettaglio tecnico ma ciò che consente alla categoria di articolarsi in registri diversi, mantenendo un impianto produttivo comune ma moltiplicando le possibilità espressive. In altre parole, il metodo è uno, ma il linguaggio cambia.

In un contesto in cui il consumo si restringe ma si qualifica, le bollicine che funzionano sono quelle che riescono a combinare riconoscibilità, accessibilità e possibilità di scelta. Il Crémant si colloca esattamente in questo punto: leggibile nel prezzo, solido nella tecnica, ma meno vincolato a un unico codice narrativo.

È anche per questo che la sua crescita non appare episodica. Più che sottrarre spazio ad altri segmenti, il Crémant sembra occupare un’area che si è progressivamente aperta, quella di un metodo classico meno ritualizzato, più disponibile all’uso quotidiano, meno legato alla dimensione simbolica e più a quella di consumo.

Se il ritmo registrato negli ultimi mesi dovesse confermarsi, il Crémant è destinato a consolidare ulteriormente il proprio ruolo nel mercato italiano, non solo come segmento in crescita, ma come dispositivo di accesso: una modalità attraverso cui il consumatore entra nella categoria del metodo classico, ridefinendone progressivamente le logiche di ingresso.

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