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Anche nel 2020 il Foodtech non conosce crisi

Il foodtech continua a crescere anche nel 2020: a rivelarlo il rapporto "The state of global Foodtech report", di Talent Garden e Forward fooding.

Anche nel 2020 il Foodtech non conosce crisi

Il foodtech non conosce crisi nemmeno in un anno complicato come il 2020: a rivelarlo è il rapporto “The state of global Foodtech report”, elaborato da Talent Garden sulla base dei dati di FoodTech data navigator di Forward fooding.

Il mondo dell’innovazione applicata all’alimentare da dieci anni continua a crescere mantenendo un trend positivo, registrando, nel complesso, investimenti pari a 65 miliardi e un tasso di crescita annuo del 42%, coinvolgendo 5.348 aziende e 4.500 operatori.

Per quanto riguarda il 2020 nel settore sono stati investiti circa 17 miliardi; il segmento che sembra più viaggiare sulla cresta dell’onda – come racconta Davide Dattoli cofondatore e CEO di Talent Garden a Il Sole 24 Ore – è quello dell’agricoltura. L’agritech, come viene definito in gergo, sta attirando grandi investimenti cambiando il mondo di fare agricoltura. Si tratta di tecnologie e servizi che di fatto vogliono aumentare efficienza e sostenibilità di agricoltura e allevamento: attualmente, il rapporto indica che questo segmento è primo per numero di aziende (1.521) con circa 14 miliardi di investimento.
Le cifre più alte in termini di finanziamenti si registrano invece nel settore delivery con 889 aziende e 31,5 milardi di euro investiti. Cresce anche il comparto dei “next-gen food and drinks”, ovvero i “nuovi cibi” come insetti, i prodotti a base di funghi e tutti i sostitutivi della carne, dove sono stati investiti solo nel 2020 2,4 miliardi. Altre tendenze registrate sono cucine e ristoranti tech, app e servizi per consumatori, riciclo, trasformazione e tracciabilità.

I paesi in cui il foodtech è più forte sono Stati Uniti e Canada: metà degli investimenti si concentra qui con 34 miliardi investiti in 10 anni e 1300 aziende e startup coinvolte, seguono in classifica l’Europa e l’Asia.
Il 30% degli investimenti è concentrato tra Silicon Valley, Londra e Israele, mentre stanno emergendo come futuri poli Singapore, Parigi e Berlino. In Italia, infine,  dichiara Dattoli, “il mercato è ancora sbilanciato sul food piuttosto che sul tech la nostra economia è ancora di nicchia”.

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