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Vola il consumo di tartufo, ma le associazioni chiedono tutela

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Vola il consumo del tartufo, complice il dimezzamento del prezzo (-44%). Un tartufo bianco può toccare anche 250 euro all’etto al borsino di Alba punto di riferimento a livello nazionale del settore.

La Coldiretti ha reso note le prime quotazioni per pezzature medie, attorno ai 20 grammi, di inizio stagione. Valori decisamente più convenienti rispetto ai 450 euro all’etto dello scorso anno, e questo ha incrementato i consumi.

L’abbondanza di tartufi, causa dell’abbassamento dei prezzi, è dovuta alle condizioni climatiche con il 56% della pioggia in più caduta questa estate. Da qui la moltiplicazione del frutto cresciuto in grosse quantità e la speranza di una raccolta record nell’autunno del 2018.

Si stima che i cercatori ufficiali siano circa 200mila; sono loro a rifornire ristoranti e appassionati in tutta Italia.

Dal Piemonte alle Marche, dalla Toscana all’Umbria, dall’Abruzzo al Molise si trovano tantissime tartufaie complice anche il clima di pioggia e umidità favorevole. Il business, compreso l’indotto, è di circa mezzo miliardo di euro tra fresco, conservato e trasformato.

La Direzione Generale Agricoltura dell’Unione Europea ha trasmesso regole rigide circa la raccolta di funghi e tartufi spontanei, che devono essere obbligatoriamente etichettati con l’indicazione del luogo di raccolta.

Al boom di raccolta e vendita fa tuttavia eco una riforma del settore ancora lontana dal realizzarsi.

Secondo la Federazione delle Associazioni dei Tartufai Italiani (Fnati), sarebbe necessaria “l’introduzione di una semplice norma fiscale e di tracciabilità per fare emergere la provenienza effettiva del tartufo, in una situazione fiscale chiara ed equa per i vari soggetti“.

L’Italia viene sistematicamente superata nella produzione e nella filiera da tartufi provenienti da altre Nazioni.

Sono molte le problematiche in attesa di soluzione da circa vent’anni – spiega il presidente Fnati, Fabio Cerretanocon diverse proposte di legge presentate in Parlamento nessuna delle quali andata in porto”. Per Cerretano è assurdo che sia proprio la fiscalità a distorcere in maniera pesantissima un intero settore“, e ricorda infine i principali problemi quali “il taglio delle piante produttive, i cinghiali che devastano i siti tartufigeni, i delinquenti che zappano le tartufaie per raccogliere tartufo immaturo, distruggendole irreparabilmente“.

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