Home Eventi Vinitaly fra tradizione e innovazione: pigiatura con i piedi e novità hi-tech

Vinitaly fra tradizione e innovazione: pigiatura con i piedi e novità hi-tech

Vinitaly è il perfetto incontro fra prassi della tradizione e novità della più recente tecnologia. A partire dalle bottiglie hi-tech, con identikit tracciabile attraverso lo smartphone e la tecnologia Blockchain, per tornare a farsi aiutare dalle oche per pulire e concimare il vigneto; in questo modo Vinitaly racconta una fusione straordinaria fra passato e futuro.

Al Vinitaly protagonisti sono allo stesso tempo la sperimentazione più innovativa e la riscoperta degli antichi metodi di lavorazione.

È ciò che avviene in una piccola azienda di Dolceacqua, nelle zone di Arcagna e Casiglian in provincia di Imperia, dove si continua da cinquant’anni a seguire la stessa trafila lavorativa, con la cura delle viti realizzata solo ed esclusivamente a mano. Trattamenti solo con zolfo in polvere e tutto il prodotto, dal mosto ai raspi fino alle bucce, posti a fermentare in botti di legno almeno per un anno. Un prodotto naturalmente bio come è nel trend della produzione di queste ultime annate.

Ma al Vinitaly hanno un posto d’onore anche le bottiglie hi-tech del progetto sperimentale del Ministero delle Politiche Agricole e dell’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura. La tecnologia è la “Blockchain”, un processo in cui intervengono diversi attori che condividono informazioni con la finalità di costituire un database pubblico dell’intera filiera. In questo modo, tutto il percorso di lavorazione del vino è immediatamente a disposizione del consumatore, che potrà acquisire i dati della bottiglia prima di procedere all’acquisto.

E mentre in Sardegna viene utilizzata la Botrytis Cinerea, una muffa particolare che riprogramma il metabolismo dell’uva dando vita alla Malvasia di Bosa, in Umbria circa 400 oche scorrazzano su quattro ettari di vigna con il compito di mantenere pulita l’area e concimare il suolo in maniera naturale.

E se queste realtà non sembrassero abbastanza calate nelle tradizioni locali e nel passato, a Pompei si è trovato il modo di tornare a coltivare vigneti antichissimi, che risalgono all’antica città distrutta dal Vesuvio nel 79 d.C.

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