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Una dieta ricca di pesce aiuta a prevenire il Parkinson

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Mangiare più pesce aiuterebbe a prevenire il morbo di Parkinson: è quanto si evince da una ricerca dell’Università svedese Chalmers University of Technology, pubblicata su Scientific Reports.
In particolare si è analizzato il ruolo di una proteina, la parvalbumina che impedirebbe la formazione di  sostanze potenzialmente dannose alla base dello sviluppo del Parkinson.
La parvalbumina assunta attraverso l’alimentazione viene assorbita dall’organismo passando nel sangue (è anche uno dei principali allergeni del pesce) e, secondo i ricercatori svedesi, è capace di interagire con alcune proteine umane, tra cui l’alfa-sinucleina, una molecola anche nota anche come “proteina del Parkinson” perché è la principale componente delle placche amiloidi (cioè accumuli fibrosi di proteine alterate) caratteristici della malattia.
Questa proteina, quindi, avrebbe il merito di impedire a queste placche di formarsi, con effetti protettivi sulle cellule nervose; gli effetti positivi e la bassa incidenza di malattie neurodegenerative sono inoltre state registrate su popolazioni con una dieta ricca di pesce, come ad esempio, i giapponesi.
La proteina studiata è presente in molte specie ittiche, ma sarebbero soprattutto aringhe, merluzzi, scorfani, salmone sockeye e dentice rosso a contenerne in quantità molto elevate.
Nonostante questa ricerca sia solo all’inizio, gli scienziati svedesi sono convinti di aver trovato una strada importante per combattere le malattie neurodegenerative e che continuando le ricerche si potranno fare dei passi avanti per scoprire meglio come funzionano queste patologie e, di conseguenza, trovare cure adatte.
La stessa Chalmers University of Technology ha promesso nuove pubblicazioni sull’argomento per poter tenere la comunità scientifica al corrente dei progressi effettuati nello studio. I livelli di proteina nei pesci, in ogni caso, potrebbero variare anche da periodo a periodo; il pesce, infatti, è noto che sia molto più nutriente alla fine dell’estate per l’aumentata attività metabolica.
Anche altre malattie neurodegenerative, tra cui l’Alzheimer, la Sla e la malattia di Huntington, sono causate da certe strutture che interferiscono nel cervello simili a quelle che si vengono a creare con il Parkinson e quindi bisognerà approfondire al meglio nel complesso questo studio.

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