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TriestEspresso 2018: un successo con 13mila visitatori professionali e +4%

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TriestEspresso 2018
Continua il trend positivo di Triestespresso Expo. Espositori e visitatori arrivati dai cinque continenti per la tre giorni organizzata nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia, hanno parlato di affari, analizzato, studiato e approfondito le tematiche del comparto del caffè e trattato dei cambiamenti che nel settore ci sono stati negli ultimi tempi. L’obiettivo di crescita della più importate fiera mondiale dedicata all’espresso è stato centrato anche in questa edizione passando dai 12.500 visitatori del 2016 ai 13 mila della nona edizione che si è conclusa quest’oggi con un +4%.
Questa è l’ultima edizione che si svolge nei riadattati magazzini del Porto Vecchio. Per Triestespresso Expo 2020 avremo, infatti, a disposizione il nuovo moderno e funzionale Centro congressi e fieristico che – ha spiegato il presidente della Camera di Commercio Antonio Paoletti – si inizierà a costruire a brevissimo in questa porzione del Porto. La struttura sarà utilizzata per Esof 2020 a luglio 2020, pochi mesi prima della decima edizione della fiera internazionale dell’espresso“.

Una fiera specializzata per un mercato mondiale in crescita

Continuare a puntare sul mercato del caffè e dell’espresso è fondamentale e di ciò ne sono ben consapevoli la Camera di Commercio Venezia Giulia che attraverso la sua azienda in house Aries ha co-organizzato con il Comune di Trieste e in collaborazione con l’Associazione Caffè Trieste e Fipe l’esposizione specializzata. I dati parlano chiaro: continua a crescere il mercato del caffè nel mondo. Nell’ultimo anno la produzione mondiale è stimata in aumento del 5,7%, sfiorando i 165 milioni di sacchi (per l’esattezza 164,81), con l’Arabica che cresce del 2,2% (101,82 milioni di sacchi) e la Robusta dell’11,7% 62,99 milioni di sacchi). Sulla base delle rilevazioni effettuate costantemente dall’International Coffee Organization la maggiore offerta di caffè si riflette in un aumento delle spedizioni nell’agosto 2018, visto che le esportazioni globali sono aumentate del 6,3% con 11,1 milioni di sacchi in più rispetto ad agosto 2017. Il caffè resta infatti tra i più importanti prodotti del commercio mondiale. Oltre 100 milioni di persone sono occupate nella sua coltivazione, lavorazione e commercio. La maggior parte delle quali vive opera in aree che si trovano a 20 gradi a nord e a sud dell’equatore.
Un mercato molto importante però anche in Italia dove sono attivi 800 torrefattori per un valore complessivo della produzione di 3,4 miliardi di cui quasi la metà esportazioni. Siamo il terzo Paese nel mondo per l’importazione di caffè verde (dietro a Usa e Germania) e il secondo in Europa (dopo la Germania) e il quarto nel mondo (dopo Brasile, Usa, Germania) per i volumi di produzione e consumo.
Quello della produzione e vendita delle macchine per espresso, per esempio, è un mercato in grande espansione che si pone all’avanguardia all’interno del sistema manifatturiero italiano. Nel 2016 il giro di affari è stato di 445 milioni con una quota di export del 73%.
Voglia di espresso che trova riscontro anche nella ricerca online di informazioni, prezzi e opinioni a tema caffè. Sorprendente in particolare il dato legato alle macchine da caffè in capsule, elaborato dal portale internazionale di comparazione prezzi per gli acquisti digitali Idealo. L’interesse verso questi prodotti nel 2017 è salito addirittura del 310,8% rispetto ai 12 mesi precedenti, trainando l’intero comparto delle capsule.
caffè

Espresso: un giro d’affari che in Italia sfiora i 7 miliardi di euro

I dati del Centro studi della Fipe confermano che il caffè rimane sempre in cima alle preferenze degli italiani. Il caffè resta, infatti, il prodotto di punta dei bar italiani, con un giro d’affari annuo di circa 6,6 miliardi di euro, pari a quasi il 32,5% del fatturato totale di queste attività commerciali. È questo uno dei dati maggiormente rilevanti della Mappa dell’espresso in Italia realizzata dal Centro studi della Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe) e presentata ai visitatori di Triestespresso Expo. Sorseggiare un buon caffè continua a essere, infatti, uno dei momenti fondamentali della giornata degli italiani. Una abitudine ampiamente diffusa su tutto il territorio e spalmata nel corso della giornata. Un simbolo dell’italianità nel mondo e un momento di condivisione e aggregazione al quale gli italiani non vogliono certo rinunciare.
Se si guarda alla distribuzione del consumo al bar nel corso della giornata, infatti, il 19% degli italiani la mattina fa colazione bevendo soltanto una tazzina di caffè, mentre il 49,3% nel più classico dei modi lo beve al mattino per iniziare la giornata, magari insieme ad un cornetto o altro, il 37% invece se lo concede durante le pause, soltanto il 9,2% a pranzo, mentre il 4,6% dopo cena.
Analizzando, invece, la distribuzione per tipologia di bar delle tazzine servite in un giorno tipo si nota come ci sia una sostanziale uniformità numerica: si va, infatti, dalle 170 tazzine servite nei bar multipurpose alle 220 servite nei lunch bar, passando per le 200 consumate nei bar non specializzati e le 202 nei morning bar; fanalino di coda gli evening bar con 85 tazzine consumate.
Ma quanti sono i bar in attività lungo lo Stivale? Secondo il Centro studi della Fipe nel 2017 erano 149.154 con un volume di affari di 18 miliardi di euro e concentrati principalmente in alcune regioni: Lombardia (16,9%), Lazio (10,4%), Campania (9,6%), Veneto (8,4%) e Piemonte (7,2%). Per quanto riguarda la tipologia di esercizio, prevalgono i breakfast e morning bar (30%), seguiti da bar generalisti (24%), lunch bar (17%), bar serali (16%) e bar multifunzione (14%).
Sul fronte occupazionale il bar italiano conferma il proprio fermento: i numeri Fipe sulla ricerca di personale parlano di 9.900 baristi. Il settore mostra sempre un andamento in “rosa”, con la componente femminile in prevalenza rispetto a quella maschile (il 58% di lavoratrici dipendenti contro il 42% di lavoratori dipendenti). Il 79% dei dipendenti è di nazionalità italiana, mentre i dipendenti di nazionalità straniera si attestano sul 21%.
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