Home Business The Whynery Journal: l’imprenditore nel 2021

The Whynery Journal: l’imprenditore nel 2021

Per la rubrica a cura di The Whynery Journal Andrea Pilotti fornisce agli imprenditori spunti di riflessione per affrontare le possibili turbolenze del 2021

The Whynery Journal: l'imprenditore nel 2021

Proponiamo oggi un nuovo appuntamento con la rubrica a cura di The Whynery Journal. Andrea Pilotti, AD di 5-hats fornisce agli imprenditori diversi spunti di riflessione per affrontare le possibili turbolenze del 2021.

L’imprenditore nel 2021. Spunti laterali da: “Come affrontare una tempesta in mare di Tom Cunliffe” (navigatore britannico).

Per questo articolo ho pensato di utilizzare un parallelismo che possa permettere ad un imprenditore di identificarsi nei panni di un capitano di una nave (o barca a vela) durante una terribile tempesta in mezzo all’oceano.
I consigli reali ed efficaci di un esperto navigatore ci offriranno notevoli spunti da applicare nelle aziende in questo turbolento mercato del 2021.

Cunliffe inizia:….“Quando arriva la tempesta e non potete far altro che stringere i denti e affrontare mare grosso e ventone, la preparazione della barca è importante, ma è altrettanto importante la “conduzione del mezzo”.

Già dall’inizio troviamo spunti ben assestati (NB alla fine saranno 15 quelli isolati da me, ma ogni lettore potrà trovare i suoi, se lo desidererà):

1° La capacità di resistere, a volte, non è una strategia ma una necessità inevitabile: più riusciamo a gestire la tensione e farci capaci di resistere, prima otterremo il giusto atteggiamento che la situazione d’emergenza richiede.

2° La preparazione, che non può essere fatta durante la tempesta, è un’operazione che dovevamo fare prima; eppure ci si può preparare anche durante l’emergenza, applicando quegli accorgimenti che fino a poco prima erano solo teoria. Finché c’è il minimo tempo necessario è ancora possibile “applicare” i preziosi insegnamenti che ci hanno elargito. La conoscenza diventa esperienza.

3° La capacità di “navigazione” (saper cosa fare): questa non la si può inventare sul momento. La capacità è la provata dimostrazione di essere in grado di applicare azioni e correzioni che la situazione necessita: è il momento in cui dimostri quello che dici di essere o di saper fare.

MEGLIO NAVIGARE ALLE PORTANTI!

“Innanzitutto, è bene specificare che, quando il mare picchia duro, tra le tecniche “attive” (le passive sono quelle che prevedono il “lasciare passare” la tempesta, come mettersi alla cappa, con o senza vele) la navigazione alle portanti è quella più sicura perché, sostiene Cunliffe, la riduzione del vento apparente fa sì che i carichi sulle vele e l’attrezzatura siano minori (diminuendo i rischi di rotture)”.

Riflessione:

4° Lui non prende nemmeno in considerazione la possibilità di essere passivo aspettando che la tempesta finisca: sa quanto questo sia rischioso e fatalista, lasciare agli elementi esterni il totale destino della nave e del suo equipaggio

5° Agire subito per uscirne il prima possibile, usando l’esperienza nel sapersi muovere con l’obiettivo di fare meno danni possibili. Lui indica la posizione delle portanti in cui sfrutta la tempesta, governando la nave nella direzione più efficace possibile.

“Ovviamente, la navigazione alle portanti con mare grosso e “ventone” è la più sicura ma non è certo facile”. Tom continua: “Ed è qui che entra in gioco il “manico” del timoniere: ovviamente diamo per scontato che dovrete prendere il controllo della barca perché il pilota automatico faticherà a seguire le continue variazioni di rotta previste in questo tipo di navigazione impegnativa e la straorza, o la strapoggia con strambata involontaria, saranno assicurate”.

Riflessione:

6° Le variazioni di rotta sono costanti, improvvise e certe, soprattuto di altissimo rischio come la strambata (improvviso cambio di vento che, con forza, sposta la vela in suo favore creando i presupposti per il rovesciamento della nave, difficile da raddrizzare proprio a causa del forte vento); in questo caso, la sensibilità dell’imprenditore alle improvvise direzioni del vento faranno la differenza essenziale.

Sempre Tom: Se il vento continua ad aumentare, dovrete ammainare anche la tormentina (la vela più piccola anteriore di un materiale più resistente delle altre) e navigare sfruttando soltanto la presa al vento offerta dall’albero, dalla mastra del pozzetto, dalla tuga e da qualsiasi altra superficie piatta. Di fatto, una tipica imbarcazione da crociera moderna riuscirà a governare in poppa, a secco di vele e con acque relativamente calme, fino a forza 6”. In una tempesta vera e propria, vi stupirete delle velocità che riuscirete a fare”.

Riflessione:

7° Nei casi di una tempesta fortissima va ridotto tutto ciò che crea resistenza, lasciando che solo la struttura della nave possa opporsi al vento. L’obiettivo primario è passare la tempesta, non quello di apparire i più bravi o capaci. In questo caso diventa “sopravvivenza”: tutto ciò che frena l’azienda va azzerato, permettendo alle parti solide e piatte della nave di diventare forza d’attrito positivo.

Tom avverte: “Ovviamente c’è uno svantaggio nella navigazione a secco di vele: se vi distrarrete e la barca si traverserà, sarà difficile ritornare in poppa. Potrebbe essere necessario aiutarvi con il motore o srotolare una piccola porzione di fiocco. Se le straorze e le strapogge avvengono di continuo perché il vento è aumentato ancora e la barca, pur senza vele, plana, per mantenere il controllo la prima soluzione è quella di filare a poppa grosse cime che vi rallentino”.

Riflessione:

8° Mai distrarsi: più è forte il vento più la distrazione costa cara, il che che indica una grandissima capacità di attenzione sulle varie direzioni del vento, sulle capacità di cogliere le indicazioni che questo sta per cambiare e verso dove. Ogni imprenditore deve necessariamente studiare il mercato, giorno per giorno, non importa da quanti anni solca i mari: nulla è più ingannevole di una folata di vento improvvisa che rischia di mandare in frantumi il lavoro di anni, anche nelle navi più grandi e, a dirla tutta, le “navi” più grandi sono quelle che rischiano di più.

9° Può essere necessario farsi aiutare dal motore per rimanere in posizione: qui la similitudine la vedo in quei lavori che possono non far parte appieno della nostra azienda, ma che in alcuni casi diventano un aiuto gradito. Un esempio al riguardo lo prendo dal mondo ristorativo: moltissimi degli imprenditori di questo ambito hanno applicato il Delivery per rimanere a galla e, dove è stato fatto con intelligenza, ha portato quel sostegno indispensabile ma che, molto probabilmente, svanirà in percentuali consistenti quando le acque si saranno calmate. Esempi come questi indicano quanto sia possibile applicare sgasate di motore in momenti strategici.

10° In casi estremi trovare modi per “frenare la planata”: questo lo trovo molto interessante perché consiglia di non correre troppo in fretta…è vero che l’obiettivo è uscire dalla situazione, ma la fretta è una terribile consigliera e la necessità di trovare la corretta andatura è fondamentale. Il 2020 ci ha insegnato che tantissimi imprenditori, presi dalla fretta di recuperare il fatturato ed i clienti che avevano perso nella chiusura forzata dei mesi primaverili, hanno fatto investimenti e creato prodotti o servizi a dir poco frettolosi o mal indirizzati verso i consumatori, rendendo questo azzardo un boomerang pazzesco. Per esempio, sempre nella ristorazione, uno dei metodi utilizzati dopo il primo lockdown è stato il rialzo dei prezzi: questa azione ha ulteriormente penalizzato chi ha applicato questa strategia perché il consumatore si è sentito “sfruttato” per colmare un gap non da lui procurato, anziché sentirsi “coccolato” per il suo ritorno al consumo.

L’ORZA-POGGIA DI BOLINA CON ONDA

Tom avverte: “Qualora il contesto non vi permettesse la navigazione alle portanti (e dato per scontato che un’eventuale navigazione con onda al traverso è un suicidio perché, esponendo il fianco al mare al primo frangente ripido, rischierete la scuffia – rovesciamento della barca) e doveste quindi bolinare con vento e mare, sappiate che con una barca moderna, con lo scafo più reattivo rispetto ai movimenti del timone, dovrete “poggiare rapidamente quando la barca raggiunge la cresta di ciascuna onda.
In questo modo si evita di sprofondare direttamente dalla cima al fondo del cavo dell’onda successiva, precipitando come un sasso e mettendo a rischio l’equipaggio” quando l’imbarcazione batte il fondo piatto nel cavo dell’onda, “duro come il cemento. Questi forti impatti non aumentano soltanto il rischio di danni strutturali, ma rallentano fortemente l’imbarcazione”.

Riflessione:

11° Ci sono casi in cui è necessario affrontare l’onda, ma sempre di muso e mai prestando il fianco: il mercato non perdona in questi particolari momenti tempestosi. Metterci la faccia, anche nel fare comunicazione, mettendosi a nudo e rischiando di essere poco popolari può diventare una strategia, se pur estrema, efficace.

12° Anche in questo caso, cercando di attraversare tutte le onde di punta, la possibilità di passare bene una prima onda d’urto ma di avere un contraccolpo fortissimo alla seconda, è molto alta. Questo potrebbe danneggiare la nave in maniera irreparabile, e nel caso ci andasse bene, quasi sicuramente rallenterebbe troppo la corsa facendoci perdere preziosissimo tempo.

Tom conclude: Se state navigando a vela con molta potenza, potete orzare leggermente al di sopra della rotta ideale, senza perdere troppa strada, quando vi arrampicate sulla facciata dell’onda successiva. “In questo modo si segue una rotta media che corrisponde alla bolina stretta. Un sistema efficace, ma stancante” Sul lungo periodo, quindi, dovrete sperare di avere a disposizione un equipaggio esperto per darvi il cambio ma come sempre la calma e la preparazione giocheranno a vostro favore.

Riflessione finale:

13°: In alcuni casi non importa se si allunga la strada rispetto alla rotta, non è necessario arrivare il prima possibile dove volevamo: l’obiettivo deve essere “arrivare”, perché questa è la strategia che permette di non finire in pezzi.

Nessuno ci offre certezze in questo 2021 e nessuno vede ancora la fine della tempesta. Tutti abbiamo voglia che questo periodo finisca il più in fretta possibile, ma non dobbiamo dimenticare che l’importante è uscire dalla tempesta con la nave (la nostra azienda), per lo più sana ed efficiente, e con il nostro equipaggio sano e salvo.

14°: Il team deve essere unito e capace di rotare sulle posizioni, affinché ognuno metta a disposizione la sua esperienza. In questi casi, i veri Team Leader, non pretendono di fare tutto da soli e non si mettono e mostrare i gradi per essere al comando, anzi: si mettono al servizio di tutti, istruendo altri a diventare qualificati come loro e cedendogli il timone per riprendere le energie spese nel percorso fin ad ora. L’egoismo e la posizione di potere sono i pericoli più sottili e infimi che esistano e, in momenti di tempesta, possono essere fatali per Capitano, Nave ed Equipaggio.

15: Mettiamoci nell’ordine dell’idea che anche nel 2021 occorreranno calma e tanta, tanta, tanta preparazione.

Buona continuazione di navigazione colleghi imprenditori!

Andrea Pilotti

    Vuoi ricevere maggiori informazioni sull'argomento di questo articolo? Compila il form indicando i tuoi dati e ti metteremo in contatto con chi potrà fornirti le informazioni richieste senza alcun impegno da parte tua.

    Print Friendly, PDF & Email
    Ancora nessun voto.

    Lascia una valutazione

    Condividi su: