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Si apre la stagione del vino novello

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Vino Novello

È scattato lo scorso 30 ottobre il permesso per la commercializzazione del vino novello che porterà sulle tavole degli italiani 2 milioni di bottiglie.

Il “déblocage” in Italia, sottolinea Coldiretti, è anticipato di tre settimane rispetto al concorrente Beaujolais nouveau francese che si potrà invece assaggiare solo a partire dal terzo giovedì del mese di novembre e quindi quest’anno il 21 di novembre.
Il “novello” è un vino da bere “giovane” che deve le sue caratteristiche al metodo di vinificazione messo a punto dal ricercatore francese Flanzy fondato sulla fermentazione carbonica di grappoli integri di uve che vengono poi spremute a distanza di una decina di giorni per un vino delicato che di solito si attesta sugli 11 gradi ma che può raggiungere anche i 12.
La storia del vino novello nasce in Francia dove i vignaioli della zona di produzione del Beaoujolais, per superare una stasi di mercato, misero sul mercato il Beaoujolais nouveau, per rivalorizzare il loro vino prodotto con uve Gamay meno pregiate della Borgogna meridionale.

In Italia si è cominciato a produrre questo tipo di vino negli anni Settanta. Il vino novello Made in Italy basato invece su uve Dop e Igp ha registrato una rapida espansione toccando il picco di 17 milioni di bottiglie dieci anni fa per poi scendere progressivamente sino ai circa 2 milioni attuali.
La macerazione carbonica, che è più costosa di circa il 20% rispetto a quelle tradizionali, all’origine del calo di produzione. Gli stessi vitigni che negli anni passati rappresentavano la base del novello vengono oggi spesso utilizzati per produrre vini ugualmente giovani, ideali per gli aperitivi, ma che non presentano problemi di durata.

La tradizione vuole che l’apertura del vino novello si festeggi a San Martino, l’11 novembre, giorno in cui da sempre i contadini chiudono e fanno il bilancio di un anno di lavoro, ed è naturale ed inevitabile il suo consumo in abbinamento con i prodotti autunnali, come le caldarroste che quest’anno, secondo Coldiretti, fanno registrare un raccolto in calo del 30% sul 2018, a causa dell’andamento climatico avverso e dell’attacco degli insetti alieni, per una produzione nazionale inferiore ai 25 milioni di chilogrammi.

 

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