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Rifiuti nell’Adriatico: Italia e Croazia insieme per ripulire il mare

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Adriatico - Interreg Italia Croazia

Si stringe un patto tra Italia e Croazia per ripulire l’Adriatico dai rifiuti. Entro la fine del 2018, settanta pescherecci saranno mobilitati in nove porti tra Italia e Croazia, con l’obiettivo di essere spazzini del mare.
Si tratta del progetto Interreg “Marine Litter – Repair“, coordinato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia e con la collaborazione di altri sei partner, ISPRA a Chioggia, le Cooperative M.A.R.E. di Cattolica e Limosa di Venezia, l’Istituto di Oceanografia e Pesca di Spalato, l’Associazione Sunce di Spalato, e l’Istituto RERA per lo sviluppo della contea di Spalato e Dalmazia.
Il problema nasce dal fatto che la legge non indica come classificare il rifiuto pescato in mare, come spiegano gli organizzatori dell’iniziativa. Nel caso in cui si tratta di un rifiuto speciale, il pescatore che lo riporta a terra è indicato come produttore e deve assumersi la responsabilità del corretto smaltimento. Quindi, spesso, chi produce quel tipo di rifiuto preferisce, a torto, lasciare in mare il rifiuto piuttosto che affrontare i problemi burocratici che scaturiscono dal suo smaltimento.
I ricercatori hanno accolto positivamente l’iniziativa della creazione di impianti portuali di raccolta per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti marini. Nei primi sei mesi di attività del progetto sono state raccolte circa 30 tonnellate di reti dismesse e rifiuti marini.
A Chioggia i rifiuti ‘pescati’ a giugno e luglio scorsi sono risultati essere per il 67% plastica, 17% tessile e 8% gomma. Secondo gli studiosi circa il 70% dei rifiuti solidi riversati in mare affonda, sparendo alla vista, mentre solo il 15% rimane in superficie. Plastica e gomma sintetica sono i materiali più persistenti e nel tempo tendono a frammentarsi in parti più piccole a seguito dell’azione fisica del mare (onde, correnti, maree) a dell’abrasione conseguente al contatto col fondale e la battigia. Il processo di frammentazione produce particelle dette microplastiche, che hanno dimensioni simili al plancton e possono quindi essere ingerite dagli organismi marini con effetti tossici non ancora del tutto chiari ma che si propagano lungo la rete alimentare fino all’uomo.

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