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Riaprire i ristoranti all’aperto non è una soluzione a lungo termine

Riaprire i ristoranti all'aperto non è una soluzione a lungo termine, sostiene Filiera Italia. Ma i dati Coldiretti spingono a pensare che sia un buon inizio.

La serrata dei ristoranti e la successiva ripresa a singhiozzo non ha fatto bene al fatturato dell’industria alimentare” questo il commento di Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia che commenta un’analisi Coldiretti – Filiera Italia su dati ISTAT che mostra un fatturato di settore giù del 2,1% rispetto allo scorso anno per il mese di febbraio.  Un valore  in controtendenza considerando un aumento per l’industria in generale dello 0,9%. “Un risultato che però ci aspettavamo – precisa Scordamaglia – non poteva andare diversamente con i ristoranti costretti a lavorare solo a pranzo rinunciando fino all’80% del loro fatturato“. Un effetto domino annunciato che fin dall’inizio ha pesato sull’intera filiera agroalimentare.

Sulle nuove aperture della ristorazione previste dal 26 aprile, di cui abbiamo parlato nell’articolo Nuove indicazioni sull’apertura dei ristoranti, attesa da 1 italiano su 3, Filiera Italia si mantiene piuttosto tiepida.

Bene l’apertura a pranzo e a cena, ma limitare tali attività all’aperto vuol dire un recupero del fatturato intorno al 15%, con forti penalizzazioni di aree geografiche italiane che per condizioni meteo sono fisiologicamente meno organizzate ad operare all’esterno”.

I numeri di cui parla Coldiretti, però, fanno pensare che questa riapertura possa essere un buon inizio per il settore, al quale in ogni caso, è bene ricordarlo sempre, servono urgentemente misure concrete per ripartire in sicurezza e recuperare le perdite.

La riapertura di bar, ristoranti e agriturismi per il servizio al tavolo all’aperto vale quasi un miliardo di euro in fatturato dal 26 aprile fino al primo giugno quando sarà prevista anche la possibilità di accedere all’interno dei locali”.

La stima della Coldiretti è che la riapertura a pranzo e a cena per i locali che hanno spazi esterni consentirà la ripartenza di circa la metà dei 360mila servizi di ristorazione presenti in Italia con i posti all’aperto; senza dimenticare, comunque, che in ogni caso i posti all’aperto non possono essere equiparati a quelli dell’offerta negli spazi interni.

Le maggiori difficoltà – spiega Coldiretti – si riscontrano nei centri urbani, stretti fra traffico e asfalto, dove gli spazi all’aperto sono a dir poco risicati. Nelle campagne ci si sta organizzando secondo disponibilità, per cenare negli uliveti, nelle vigne o negli orti.

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