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Report Ismea su Covid-19. Parte 4: la filiera dell’olio

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Report Ismea olio

In questo momento in cui l’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del COVID-19 va di pari passo con le difficoltà delle imprese e delle attività del nostro Paese, a causa delle misure contenitive, abbiamo bisogno anche di segnali positivi. Per questo Horecanews.it, tenendo fede al patto d’informazione con i suoi lettori, ha deciso di non fermare la normale programmazione ma di tenervi aggiornati sulle notizie del settore, anche per concedere un momento di svago dalle difficoltà del momento.

Il Report emergenza COVID-19 di Ismea dedica una sezione alla Filiera dell’Olio. Dopo avere affrontato i cambiamenti nelle abitudini di consumo e spesa degli italiani durante le settimane di emergenza sanitaria e le specifiche novità che riguardano la filiera del vino e quella della carne, oggi ci soffermiamo s

Il settore dell’olio di oliva italiano sta attraversando, ormai da qualche tempo, difficoltà strutturali e commerciali nonostante un grande prestigio riconosciuto alle produzioni di qualità. La presenza di un’importante industria di imbottigliamento, i cui brand sono apprezzati in tutto il mondo, fa sì che l’Italia sia il naturale crocevia degli scambi internazionali, con la peculiarità di importare olio di oliva sfuso e di riesportare – dopo aver fatto i blend – olio imbottigliato, garantendo valore aggiunto alle imprese italiane. Questo ne fa il principale Paese importatore e il secondo esportatore mondiale, mentre a livello produttivo si colloca generalmente al secondo posto, ma con un volume produttivo che è appena un quarto di quello spagnolo. In tema di mercato, quindi, l’Italia subisce l’influenza del concorrente iberico, soprattutto per i prodotti di massa; mentre riesce a sganciarsi dalle dinamiche del mercato spagnolo sui prodotti di maggiore qualità.

Nel 2019, le importazioni totali di olio di oliva e sansa hanno superato le 600 mila tonnellate (+9,5%), a fronte di una spesa di 1,4 miliardi di euro (-13%) in flessione per la riduzione dei prezzi internazionali. L’export, invece, con 339 mila tonnellate è cresciuto leggermente in volume (+1%) per un corrispettivo di 1,37 miliardi di euro (-8,5%). La produzione italiana della campagna in corso 2019/20 è risultata, ormai a frantoi chiusi, più generosa del previsto anche se questo non basta a definirla abbondante. Ismea, sulla base delle dichiarazioni dei frantoi, stima, infatti, volumi pari a 365 mila tonnellate, più del doppio rispetto alle 175 mila tonnellate della campagna precedente. A livello mondiale, però, il dato produttivo di questa campagna sembrerebbe inferiore a quello del periodo precedente (-5%), sintesi di due situazioni contrapposte nella UE e al di fuori dei confini comunitari. Il peso maggiore è chiaramente quello della UE a seguito di una flessione piuttosto considerevole della Spagna che, secondo le ultime stime di Madrid, dovrebbe avere una produzione di 1,16 milioni di tonnellate, ben il 35% in meno su base annua. In crescita invece la Grecia, sebbene con un tasso di incremento inferiore a quanto ci si aspettasse ad inizio raccolta. A crescere sono anche altri produttori “terzi” in primo luogo la Tunisia che con 300 mila tonnellate segna un +150% rispetto allo scorso anno e la Turchia (+36%).

La minor produzione mondiale, però, è stata in qualche modo compensata dalle elevatissime scorte presenti soprattutto in Spagna che hanno, di fatto, calmierato il mercato. I prezzi internazionali, infatti, hanno continuato nella loro fase flessiva e anche i listini italiani, che lo scorso anno erano schizzati verso l’alto per la scarsità di prodotto, si sono adeguati a tale riduzione. Se si analizzano, ad esempio, i listini italiani dell’extravergine nel primo trimestre del 2020 si evidenzia una riduzione piuttosto importante rispetto allo scorso anno (-44%) dovuta a delle “normali” dinamiche di mercato e che quindi non vanno ricondotte alla crisi sanitaria in atto. In termini assoluti gli attuali 3,11 euro al chilo in media dell’olio extravergine italiano vanno raffrontati con i 5,54 euro al chilo del marzo 2019, mentre quello spagnolo attualmente segna 2,11 euro al chilo contro 2,64 dello scorso anno. La riduzione dei listini in realtà è iniziata in maniera significativa già all’inizio dell’estate e si è intensificata in autunno con l’apertura dei frantoi. Questo ha permesso alle aziende imbottigliatrici di comprare a prezzi convenienti sia in Italia che all’estero e ora, con la crisi Covid-19 in corso, non sembrano avere particolari problemi di approvvigionamento. Al momento ci sono ancora volumi da vendere, ma il mercato si è fermato appunto per la presenza di giacenze presso le catene di distribuzione. L’attenzione maggiore è, quindi, rivolta alla fase agricola nell’attesa di segnali che possano dare indicazioni sulla futura campagna.

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