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Report Ismea. Parte 6. La filiera della carne bovina

Report Ismea. Parte 6. La filiera della carne bovina

Con il focus sullo stato di salute della filiera della carne bovina in Italia, si conclude il nostro percorso attraverso alcune delle principali filiere del food italiano con dati che mostrano i cambiamenti seguiti alla quarantena da Covid-19, la chiusura dell’Horeca e la lenta ripresa (mai totale) dei consumi fuori casa. I dati sono riportati dal terzo report Ismea sulla domanda e offerta dei prodotti alimentari.

Leggi gli altri focus su: olio, vino, ortofrutta e filiera lattiero-casearia.

Prosegue il rallentamento dell’attività di macellazione dei bovini da carne a fronte della debolezza della domanda già in atto da diverse settimane e che comincia a risentire anche dei primi effetti della crisi economica, riportando flessioni più accentuate nell’ultima settimana di maggio.

In flessione anche le attività di ristallo a causa della scarsa offerta di qualità e per la poca disponibilità degli ingrassatori a investire in un momento di particolare incertezza.

Come anticipato, il mercato delle carni bovine nelle ultime settimane di maggio è ancora caratterizzato da una domanda domestica cauta e selettiva che favorisce il vitellone e penalizza il vitello. Migliore, seppure su livelli non ancora soddisfacenti, l’interesse per i capi adulti favoriti dalle graduali riaperture delle hamburgerie.

Sul fronte dei prezzi, l’offerta eccedentaria rispetto alle ridotte richieste ha comportato un lieve ridimensionamento dei corsi per tutte le categorie. In particolare, per i vitelli gli attuali livelli sono al di sotto degli analoghi dello scorso anno (-4,4%). Per le vacche, malgrado la debolezza delle scorse settimane, in questa prima fase di riapertura si registra un lieve recupero e l’attuale livello dei prezzi è anche leggermente superiore a quello dello scorso anno (+4,5%). Per i vitelloni i listini hanno mostrato una buona tenuta per i primi due mesi di lockdown, per poi cedere in parte in queste ultime settimane, pur restando comunque su livelli superiori a quelli dei due anni precedenti.

I prezzi per il vitellone nazionale, in lieve ridimensionamento, dovrebbero favorire l’assorbimento completo della merce italiana. Preoccupa, tuttavia, anche per questi la pressante concorrenza del prodotto estero che eccedente in quasi tutti i Paesi sta vedendo ovunque ribassi delle quotazioni.

A sostegno della filiera sono state attivate a livello comunitario misure di per gestire le momentanee eccedenze, in particolare per le carni bovine sono stati concessi aiuti all’ammasso privato. Ad essere interessate al provvedimento sono però solo le carni degli animali di età non inferiore a otto mesi, restano quindi non compresi i vitelli che al momento sembra essere la categoria più in sofferenza.

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