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Nuovi investitori all’orizzonte per Pernigotti?

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Pernigotti

Tre manifestazioni di interesse sono arrivate per la Pernigotti di Novi Ligure, ed altre quattro possibili investitori hanno chiesto di effettuare un sopralluogo.

È quanto è emerso dal tavolo convocato nei giorni scorsi dal Ministero del Lavoro per firmare la cassa integrazione straordinaria per cento dipendenti. L’advisorincaricato d’individuare manifestazioni d’interesse per la re-industrializzazione dell’impianto, Sernet, avrebbe contattato 36 aziende e tra quelle interessate ci sarebbe un’azienda italiana specializzata nella cioccolata, con la quale è in corso uno scambio di informazioni.
Ci sarebbe poi una cordata di investitori, alcuni del settore dolciario, e una cooperativa sociale. Tutti e tre questi progetti occuperebbero 30-50 lavoratori.
Da parte sua la proprietà turca Toksov non è disponibile alla cessione del marchio né ha risorse per la ricollocazione dei lavoratori ma è disponibile ad affidare agli acquirenti dello stabilimento la produzione valutando eventuali riduzioni sul prezzo dell’immobile in base al numero dei lavoratori assunti.
Dopo l’accordo sulla cassa integrazione ora saranno verificati gli incentivi alla reindustrializzazione e alle politiche attive, in collaborazione con la regione Piemonte, e la stesura del piano sociale.
Intanto continuerebbero le visite dei potenziali investitori allo stabilimento, alle quali seguirebbe la verifica della loro solidità economico-finanziaria e la valutazione delle loro proposte.
Per il segretario nazionale della Uila Uil, Pietro Pellegrini, la cassa integrazione straordinaria è da accogliere in parte come un risultato positivo perché consente la reindustrializzazione del sito e l’attivazione del politiche attive per la rioccupazione dei lavoratori.
Il tavolo ha offerto alla Sernet ‘opportunità d’illustrare gli sviluppi avvenuti nell’ultimo mese. Le manifestazioni d’interesse sono salite a ventuno e, tra esse, già sette hanno avuto seguito in forma scritta.
Si tratta di attori italiani di medie dimensioni – cinque aziende, una cordata d’investitori e un investitore privato – che potrebbero garantire un assorbimento occupazionale iniziale tra le trenta e le cinquanta unità.

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