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Leggerezza e novità guidano i consumi dei formaggi per gli italiani

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Formaggi

La ricerca della leggerezza e l’esplorazione di gusti nuovi guidano i consumatori di formaggi e, così, i produttori prendono atto dei nuovi trend, comportamenti odierni e possibili prospettive future, per andare incontro alle necessità e alle scelte del cliente.

La recente indagine realizzata da Doxa mostra un’Italia in cui il comparto caseario ha un ruolo insostituibile, ma l’attenzione al benessere guida le scelte dei consumatori e impone cambiamenti anche all’interno di un’offerta già tanto vasta.

Inoltre, le nuove tendenze degli italiani sono state analizzate da un’indagine di GFK Eurisko attraverso i primi 10 anni del Duemila, rilevando senza dubbi (e senza sorprese) la generale ricerca di un’alimentazione più salutare, dove spicca la domanda di leggerezza (dal 28% al 30%) ma anche il desiderio di esplorare gusti nuovi (dal 18% al 23%).

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Nel consumo di latticini sono in crescita principalmente i formaggi freschi (dal 62% al 65%): il 91% degli intervistati sottolinea di averne consumati nei 3 mesi prima dell’intervista, seguiti dal Grana (59%), gli yogurt (50%) e i formaggi stagionati (42%).

I consumatori abituali di formaggi freschi e latticini sono 31,5 milioni di italiani, pari al 65% dei potenziali consumatori con più di 18 anni. Sugli scaffali dei Supermercati c’è grande attenzione ai formaggi cui vengono dedicati dai 3 ai 7 metri.

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Secondo Doxa, tra i freschi domina la ricotta mentre c’è grande attenzione alle specialità estere come la feta. I re dei formaggi a pasta dura non possono che essere Parmigiano Reggiano e Grana Padano, mentre tra quelli a pasta semidura spiccano i formaggi con i buchi; tra i molli l’italiano medio preferisce il gorgonzola.
Secondo i produttori nel campo degli yogurt vengono privilegiati i prodotti di nicchia, mentre i sapori innovativi, gli abbinamenti e le particolarità sono preferenze momentanee, che vengono comunque soppiantate dai classici quando la scelta tiene in considerazione il lungo termine.

Nel settore del burro le forti diminuzioni delle quantità disponibili di latte europeo hanno determinato un aumento dei prezzi dell’80%. La tendenza è la riscoperta del burro classico rispetto a oli vegetali ed altro, sia da parte del consumatore che delle aziende dolciarie.

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