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La Xylella ora spaventa anche l’Europa

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Xylella

Dopo aver devastato la Puglia la Xylella ora spaventa l’intero sud Italia che sarà raggiunto con una velocità di due chilometri al mese mettendo a rischio le colture in Basilicata, Campania, Calabria e Molise.
Il problema sta accendendo l’attenzione dell’Europa con l’allarme lanciato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) a causa di casi di malattia individuai anche il altri paesi, dalla Francia alla Spagna, dalla Germania al Portogallo.

Secondo Coldiretti il principale responsabile di quanto accaduto è il basso controllo doganale dell’Unione Europea, dalle cui frontiere è passato il materiale vegetale infetto; il batterio che sta distruggendo gli ulivi pugliesi è stato infatti introdotto nel Salento dal Costa Rica attraverso le rotte commerciali di Rotterdam.
Dall’autunno 2013, data in cui è stata accertata su un appezzamento di olivo a Gallipoli, la Xylella – sottolinea Coldiretti – si è estesa senza che venisse applicata una strategia efficace per fermare il contagio che, dopo aver fatto seccare gli ulivi leccesi, ha intaccato il patrimonio olivicolo di Brindisi e Taranto, arrivando pericolosamente a Monopoli, in provincia di Bari, con effetti disastrosi sull’ambiente, l’economia e sull’occupazione. Secondo la Coldiretti ad oggi il danno stimato è di 1,2 miliardi di euro e tutte le soluzioni non hanno portato ad alcun beneficio se non quello di ritardare la morte e favorire il contagio.
Ma ora – continua la Coldiretti – si attende un cambio di passo con l’importante approvazione in Parlamento del Decreto emergenze, profondamente modificato rispetto all’impostazione iniziale, per sostenere gli agricoltori colpiti dell’area infetta anche grazie all’individuazione di varietà resistenti come il Leccino.

Secondo Italia Olivicola, la più importante organizzazione dell’olivicoltura italiana, sono 4 milioni gli alberi morti, cinquantamila gli ettari desertificati e il 10% l’olio perso. Ogni anno sono stati perse 29mila tonnellate di olio per un totale di 390 milioni di euro di mancata produzione. Gli ettari di oliveti secchi, secondo Italia Olivicola, sono tra Lecce (40mila ettari, il 50% del totale della provincia), Brindisi (10mila ettari, il 15%) e Taranto (3,5mila pari al 10%).

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