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La voce di lavoratori e imprenditori del turismo ai tempi del Covid

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La voce di lavoratori e imprenditori del turismo ai tempi del Covid

Dal 20 aprile al 10 maggio, LavoroTurismo, sito web fra i più quotati in Italia per la ricerca di lavoro, personale, informazioni e servizi nel turismo, ha promosso un sondaggio per dare voce ai veri protagonisti del turismo, ovvero chi nel settore ci lavora ogni giorno: dipendenti e imprenditori.

Il sondaggio, dato il periodo delle rilevazioni, è avvenuto in un momento particolare, nella Fase 1, con aziende chiuse, flussi turistici interrotti, tanti lavoratori in cassa integrazione o disoccupati e dipendenti e imprenditori chiusi in casa da settimane senza alcuna certezza sul futuro. Un contesto anche personale e psicologico molto difficile.

LavoroTurismo ha realizzato due sondaggi separati: uno per i lavoratori e uno per gli imprenditori, con domande dirette a risposta chiusa e a risposta libera, affinché si potessero avere risposte sentite verso i nodi cruciali della situazione di emergenza sanitaria ed economica del settore.

Le domande e le risposte sono state elaborate dallo staff di LavoroTurismo, con la collaborazione di esperti esterni. Il sondaggio non vuole offrire una verità globale, ma rappresenta la voce vera di una parte di collaboratori e imprenditori.

Questa crisi come aspetto collaterale ha evidenziato la debolezza dell’infrastruttura nazionale delle telecomunicazioni, che spesso ha reso le attività online difficoltose, oltre a una carenza o mancanza di computer nelle famiglie, in contrasto con l’abbondanza di smartphone.

La voce dei lavoratori del turismo

Al sondaggio per i lavoratori hanno partecipato 1.367 persone, con un panel per età, situazione familiare, tipo di impiego e professione adeguatamente diversificato.

Secondo l’indagine di Lavoroturismo, durante il lockdown, nonostante una fortissima disponibilità di prodotti e servizi (molti dei quali gratuiti) messi a disposizione sul web, solo una piccola percentuale ha utilizzato una parte del proprio tempo in modo professionalmente produttivo. Molti sono partiti con buone intenzioni per poi perdersi con discontinuità, tanti non hanno saputo o potuto sfruttare le possibilità, alcuni non essendo pratici nel semplice utilizzo del computer. C’è stata, sicuramente, una maggiore attenzione verso la famiglia, i genitori, i figli, un recupero dei valori sociali, maggiore attenzione alla cura della casa e al benessere fisico.

Fra le cose che il Covid ci lascerà, secondo l’indagine, c’è una maggiore attenzione alle opportunità che la tecnologia e il web mettono a disposizione.

Più dell’80% del campione ritiene di poter cambiare settore lavorativo con lievi o nulle difficoltà, dato che rivela una visione troppo ottimistica della propria situazione professionale, soprattutto se si considera che i partecipanti hanno per il 70% più di 30 anni, pertanto sono già fortemente inseriti in un percorso professionale.

La fuga degli specialisti del turismo

Oltre il 50% delle persone del sondaggio sta valutando di cambiare settore. Il 6% lo ha già deciso, ed è un valore elevatissimo.

Il turismo pagherà il conto più salato della crisi da covid 19. Il fatto che il settore sia caratterizzato dalla forte presenza di piccole e medie imprese rende il rapporto datore di lavoro-lavoratore ancora più precario, secondo l’indagine LavoroTurismo, in un momento di crisi, per la fragilità della stessa impresa.

La voce degli Imprenditori

Al sondaggio hanno partecipato 414 tra imprenditori e dirigenti, con un panel adeguatamente diversificato di tipologie di aziende.

Gli imprenditori sono molto preoccupati per il futuro dell’azienda, per il ripensamento o la conversione dei servizi proposti, per le difficoltà alla riapertura e per l’incognita clienti.

Numerosi imprenditori hanno dichiarato di essere in difficoltà. Quasi un 40% di dichiara a rischio chiusura, un 9% sta valutando la chiusura dell’azienda.

Ma è anche vero che gli imprenditori hanno testimoniato una grande voglia di agire e reagire, anche se indicazioni non chiare e contrastanti ostacolano fortemente la determinazione.

C’è la sensazione che questa crisi, abbia costretto gli imprenditori a rivalutare il proprio business, a ripensare alle proprie proposte di servizi e ad agire per cercare di trovare non semplici soluzioni.

Queste buone intenzioni si tradurranno in pratica nella misura in cui l’impresa si troverà a competere nel mercato. E prevedendo nel breve periodo un mercato molto competitivo, ci si potrebbe attendere una grande innovazione e un’apertura a nuove visioni, nuove tecnologie, nuove sperimentazioni.

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