Home Attualità La piattaforma Catchy Data mostra i vantaggi della pesca sostenibile

La piattaforma Catchy Data mostra i vantaggi della pesca sostenibile

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Catchy Data

Se l’Unione Europea iniziasse a mettere in atto pratiche di pesca sostenibile in meno di dieci anni potremmo pescare quasi il 60% in più, aumentare il PIL dell’Unione di quasi 5 miliardi di euro e creare più di 90.000 posti di lavoro.

È l’analisi di Catchy Data, un nuovo strumento creato da Oceana, la più grande organizzazione internazionale dedicata esclusivamente alla protezione degli oceani e che sta provando a ricostruire, nei Paesi che controllano un terzo del pescato selvatico del mondo, la biodiversità dei mari con politiche basate sull’evidenza scientifica.
La piattaforma interattiva Catchy Data è stata lanciata in occasione del seminario della Commissione Europea sulla ricerca scientifica in materia di pesca (tenutosi a Bruxelles il 14 settembre), un evento che segna l’inizio delle discussioni sui limiti di cattura previsti per il 2019 per gli stock ittici nel Baltico, nelle acque profonde e nell’Oceano Atlantico-Mare del Nord.

Catchy Data offre agli utenti le stime per ciascun singolo paese dell’UE, i risultati della ricostituzione degli stock e della pesca sostenibile, di quanto la cattura delle principali specie commerciali potrebbe aumentare, quanti posti di lavoro potrebbero essere creati, potenziali profitti netti, guadagni per le industrie correlate. Dati che, in sintesi, dimostrano come una strategia di pesca armonizzata tra tutti i Paesi premetterebbe non solo un aumento del pescato per tutti ma un incremento del PIL europeo non di poco conto.

Oceana ha esortato così i responsabili delle decisioni dell’UE a intraprendere un’azione urgente per porre fine alla pesca eccessiva nelle acque europee una volta per tutte. “Grazie a questo nuovo sito – afferma Lasse Gustavsson, direttore esecutivo di Oceana in EuropaOceana vuole responsabilizzare le parti interessate rendendo i dati relativi alla pesca chiari e facilmente accessibili, ma anche ampliare la comprensione dell’impatto potenziale della fine della pesca eccessiva” 

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