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La Cassazione dice no al panino da casa nelle mense scolastiche

mensa scolastica

Si “conclude” con la sentenza della Corte di Cassazione un’annosa questione che si pose fin dal novembre 2014, quando alcuni genitori di alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado di Torino sostennero il diritto di scegliere per i propri figli tra la refezione scolastica e il pasto portato da casa, e di potere consumare quest’ultimo nei locali destinati alla mensa nell’orario di refezione.

Dopo quasi 5 anni la vicenda si conclude con un “no netto dalla Cassazione: gli alunni di scuole primarie e secondarie di primo grado non possono usufruire dell’autorefezione.

La questione è spinosa e complessa, come la stessa Cassazione afferma più volte nella sentenza, ma non lascia adito a fraintendimenti e mette un punto e a capo definitivo sui diritti scolastici di famiglie e alunni.

Si deve enunciare il principio secondo cui un diritto soggettivo perfetto e incondizionato all’autorefezione individuale, nell’orario della mensa e nei locali scolastici, non è configurabile e, quindi, non può costituire oggetto di accertamento da parte del giudice ordinario, in favore degli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado”.

Ora che la Corte di Cassazione si è pronunciata su quelli che sono i diritti e i doveri individuali di famiglie e alunni rispetto alle mense scolastiche, stabilendo come sacrosanta l’autonomia degli istituti scolastici che possono regolarsi sulla refezione in base alle proprie possibilità, ci domandiamo: è giusto costringere le famiglie, che sempre più spesso sono monogenitoriali o in cui entrambi i genitori lavorano e usufruiscono del “tempo pieno” per necessità e non per scelta, a non potere decidere in modo autonomo cosa mangeranno i propri figli? E se è giusto considerare l’ora di religione o quella di educazione sessuale come scelte che non possono interferire col tipo di educazione impartita dalle famiglie, perché quella dell’alimentazione diventa un’imposizione che viene giustificata con la necessità di non mostrare una disparità di trattamento fra gli alunni, o ancora come un’occasione di formazione e socializzazione nelle ore di refezione?

La Cassazione sottolinea che gli alunni (e quindi le loro famiglie) “possono esercitare diritti procedimentali, al fine di influire sulle scelte riguardanti le modalità di gestione del servizio mensa, rimesse all’autonomia organizzativa delle istituzioni scolastiche, in attuazione dei principi del buon andamento dell’amministrazione pubblica”. E anche se le famiglie possono far sentire la propria voce cambiando interlocutore e interagendo direttamente con l’istituto scolastico in cui sono iscritti i propri figli, resta il fatto che questa decisione arriva a poco più di un mese dall’inizio delle scuole, proprio all’incedere di agosto.

Resta dunque da capire come si regoleranno gli istituti scolastici, le famiglie e le istituzioni in merito alla conclusione della vicenda e forse anche le parole dell’assessora all’istruzione Antonietta di Martino, a questo punto, restano una magra consolazione: “Alla luce del nuovo pronunciamento delle Sezioni Unite, l’Amministrazione procederà a supportare le famiglie e le scuole nelle prossime delicate fasi organizzative che conseguono al suddetto pronunciamento“.

La questione, più che conclusa, sembra se possibile ancora più intricata.

Clicca qui per scaricare la sentenza della Corte di Cassazione contraria al diritto di autorefezione individuale nelle mense scolastiche

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