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Italia ultima per consumi, ma nell’alimentare non ci batte nessuno

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Rapporto Coop 2018

Fanalini di coda in Europa per consumo, ma primi nella spesa quando si tratta di alimentare. La fotografia d’Italia è quella scattata dal Rapporto Coop 2018, presentato a Milano. Ne esce un quadro che vede l’Italia arrancare rispetto alle altre grandi economie europee, con un modesto +0,7% a fronte di una Germania che vola a +12,7% e una Francia che si attesta a +10,2%. Consumi in calo rispetto al 2010 del -2,2%.
Dato importante riguarda le disparità sociali: le famiglie benestanti spendono quattro volte di più rispetto a quelle con bassa capacità di spesa. Ma se si tratta di consumi alimentari il dato si ribalta e da cenerentola l’Italia diventa principe della spesa, con il 19% di quota che ogni italiano destina a cibo e bevande, il massimo dell’ultimo decennio.
Vendite in crescita, però agli estremi opposti: da un lato i prodotti ad alto valore aggiunto (biologici, free from , salutistici ecc.), dall’altro i prodotti basic e low cost.
Privilegiato l’acquisto di frutta e verdura, +8,6% la crescita a volume dell’ortofrutta confezionata, al posto di cioccolato, zucchero raffinato, burro, merendine e panna da cucina, che registrano un segno meno.
Dopo un 2017 molto positivo anche grazie alle buone condizioni meteorologiche, il primo semestre del 2018 presenta una crescita molto debole (+0,6%) a valore, con un’inflazione del +1,1% e con un netto spostamento a favore dei cibi freschi (+5,4% nel primo semestre) e confezionati (+2%).
Il Rapporto Coop 2018 fa anche un po’ lo screening dei consumi degli italiani. Ne emerge che il fenomeno del momento è il Ready to eat, il cibo pronto da mangiare che ha fatto registrare un significativo +6% tra i carrelli della spesa degli italiani.
Solo nei primi tre mesi del 2018 – si legge nel Rapporto – 3,5 milioni di italiani (+80% rispetto al 2017) sono ricorsi al food delivery, mentre l’online alimentare registra un balzo in avanti di un +34% nei primi sei mesi dell’anno“.
Primi segni di rallentamento del cosiddetto salutismo che dal +5% del 2017 decresce a un +2,3% attuale. Fermo il dietetico, aumenta invece il consumo dei free from, dai senza glutine ai senza lattosio, e dei prodotti biologici.

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