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In Francia nascono le prime piantagioni di tartufo

La Francia ha annunciato di essere riuscita a coltivare il tartufo bianco, una notizia molto interessante anche per il mondo della ristorazione che potrebbe risolvere il problema della poca disponibilità del pregiato fungo

In Francia nascono le prime piantagioni di tartufo

Arriva dalla Francia una notizia molto interessante anche per il mondo della ristorazione: l’Institut national de recherche pour l’agriculture, l’alimentation et l’environnement (INRAE) ha annunciato di essere riuscito a coltivare il tartufo bianco.

Il tartufo bianco – fungo pregiato, raro e ricercatissimo – cresce spontaneamente maggiormente in alcune zone d’Italia, e in minima parte in alcune zone d’Europa. Si tratta di un fungo che non può essere coltivato allo stesso modo degli altri; il loro micelio – la parte del fungo costituita da intrecci di filamenti sotterranei – cresce solo in simbiosi con altre piante: i funghi di questo tipo estraggono dal suolo i sali per le piante che a loro volta forniscono gli zuccheri ai funghi. Capiamo quindi che per coltivare i tartufi bianchi è necessario coltivare gli alberi con i quali crescono.

Il risultato ottenuto in Francia dall’INRAE con il vivaio Robin di Saint-Laurent-du-Cros in Provenza, è frutto di una collaborazione iniziata già nel 1999 e potrebbe aiutare a risolvere i problemi legati alla reperibilità di questo ingrediente molto ricercato.
Dal 2008 il vivaio vende infatti piante di roverella le cui radici sono legate al tartufo spiegando quali sono le condizioni per farli crescere, senza garantire il successo “dell’operazione” e l’INRAE si occupa poi di certificare la presenza del fungo tramite analisi del DNA.
L’INRAE ha studiato 5 tentativi di coltivazione rilevando la permanenza del micelio a distanza di 3-8 anni in tre regioni con climi diversi: il Rodano-Alpi, nella Francia sud-orientale, la Borgogna-Franca Contea e la Nuova Aquitania; proprio qui si è ottenuto il risultato principale che ha portato alla pubblicazione della ricerca: nel 2019 sono stati infatti  raccolti 3 funghi e nel 2020 4. Si tratta quindi dei primi tartufi bianchi pregiati raccolti in una piantagione fuori dall’areale geografico naturale di questa specie,

Negli anni sono stati diversi gli esperimenti di coltivazione, anche in Italia, per far fronte alla grande richiesta, del tutto squilibrata rispetto alla produzione attualmente molto esigua; questo successo francese potrebbe portare vantaggi per l’approviggionamento di una materia prima tanto ricercata quanto rara. Non bisognerà però dimenticare le specificità e le unicità del tartufo “spontaneo” italiano, parte del ricco patrimonio gastronomico italiano

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