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Il Vecchio Amaro del Capo leader di vendite

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Vecchio Amaro del Capo

Il Vecchio Amaro del Capo è stato il drink alcolico più gettonato dell’estate appena trascorsa, servito a -20 gradi o nelle versioni Capo Tonic, Negroni del Capo e Bark’n Storm.

Lo certificano non solo le indagini di mercato ma anche i dati di vendita, che già ne fanno il leader indiscusso tra gli amari d’erbe, staccando di oltre un milione di bottiglie il competitor che ha ottenuto la seconda posizione.

L’amaro della Distilleria Fratelli Caffo 1915 sbanca anche in Belgio e Germania, guadagnandosi citazioni nelle principali competizioni di categoria.

Il Vecchio Amaro del Capo racchiude in sé i principi attivi di tante benefiche erbe, fiori, frutti e radici della generosa terra di Calabria, infusi in finissimo alcol, per aiutare la digestione e dare una gradevole sensazione di benessere. Tra le 29 erbe officinali che compongono l’infuso ve ne sono, per le loro proprietà tonico-digestive, alcune molto diffuse in Calabria come l’arancio amaro, l’arancio dolce, la liquirizia, il mandarino, la camomilla e il ginepro.

L’Amaro deve il nome a una località poco distante dalle distillerie, Capo Vaticano. Prodotto in un piccolo comune del vibonese, Limbadi, ha scalato i mercati italiani secondo le rilevazioni Iri Infoscan aprendo sedi a Milano, in Germania e negli Usa. Il Gruppo ha rilevato la Borsci San Marzano di Taranto, nel cui grembo nasce l’Elisir S. Marzano, e la distilleria Friulia di Passons Pasian di Prato (Udine).

Prossima sfida il rilancio dell’Amaro di Santa Maria al Monte a Genova.

Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso – afferma Nuccio Caffo, amministratore delegato della distilleria di famiglia – stimiamo un aumento delle vendite del 20%, ben oltre il dato di sette milioni di bottiglie dello scorso anno. Le somme potremo tirarle solo a fine anno, ma i presupposti per un ulteriore successo ci sono tutti“.

Limbadi è il più grande stabilimento per la produzione di alcolici del meridione.
Tutte le fasi della produzione si svolgono lì: dalle erbe prodotte nell’azienda agricola alla realizzazione dell’infuso poi lavorato fino all’imbottigliamento e ai successivi passaggi relativi alla commercializzazione. Nel vecchio opificio esiste, per volontà dei Caffo, anche un Museo che raccoglie documenti, libri, erbari e tutto ciò che rimanda alla produzione dell’amaro. Museo aperto a visitatori interessati e scolaresche. Attenzione alle radici ma anche valore al lavoro. “L’esempio è il rilancio della Borsci – dice ancora Caffo – dove abbiamo eliminato la cassa integrazione e dove tutti i dipendenti sono rientrati“.

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