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Il mercato di IV Gamma chiude un 2020 negativo e inizia il nuovo anno in ripresa

Il mercato della IV Gamma ha affrontato un anno molto difficile appena concluso, dopo un inizio che sembrava promettere numeri ben diversi. Invece il 2020 del comparto si è concluso con un -7% a valore e un -4,5% a volume sul 2019, per un valore complessivo di 814 milioni di euro nel 2020.

Il 2021 è iniziato con numeri più promettenti, partendo da un gennaio al -2,2%, in ripresa rispetto al -4,3% di dicembre.

Durante i mesi del primo lockdown, le aziende di IV gamma hanno messo in campo sforzi straordinari per garantire regolarmente gli approvvigionamenti dei prodotti sul punto vendita, coscienti del ruolo cruciale e indispensabile che la filiera agroalimentare riveste nel suo complesso. L’arrivo della fase due poi, se ha concesso da un lato un leggero recupero dei volumi nell’ambito del retail al termine dell’estate, dall’altro ha evidenziato due problematiche importanti: la ripresa ancora graduale del canale horeca e l’aumento dei costi fissi, legati a tutte le disposizioni di sicurezza da attuare. Tutti gli sforzi, anche economici, si sono poi scontrati con un mutato comportamento d’acquisto del consumatore.

Senza dubbio, la pandemia che ha colpito il mondo nel 2020 ha influito sulle abitudini di consumo degli acquirenti. Abbiamo visto alcuni segmenti soffrire particolarmente, come quello delle ciotole pronte all’uso o degli estratti – commenta Cristiano Detratti, direttore generale di Ortoromi, azienda associata al Gruppo IV gamma di Unione Italiana Food -. La frequenza di visita ai punti vendita, fortemente ridotta durante il lockdown, infatti, non è tornata a come era prima della pandemia e il prosieguo della tipologia di lavoro in smartworking ha continuato a causare la sofferenza dei prodotti ready to eat, principalmente consumate dai lavoratori da ufficio. Nonostante le difficoltà, tutte le aziende del comparto si sono adattate su più fronti a questa nuova realtà, che ci ha costretto a nuovi approcci e nuove consapevolezze, anticipando, laddove possibile, il mercato con proposte che rispondono alle esigenze del consumatore attuale, sempre – conclude Detratti – con un occhio di riguardo alla selezione delle materie prime e al tema della sostenibilità“.

Se nel terzo trimestre le graduali riaperture e un clima di generale ritorno alla normalità aveva mostrato una timida ripresa, come i numeri di settembre stavano mostrando, tuttavia la seconda ondata dell’emergenza sanitaria ha segnato una brusca frenata anche per il settore della IV Gamma.

La ripresa di Gennaio viene trainata dalle insalate in busta, la categoria più importante del comparto, con 653 milioni di euro a valore, registrando a gennaio il -2,2%.

Sostenibilità è un concetto diventato centrale ormai in ogni ambito ma a volte anche usato impropriamente. La vera sostenibilità è la capacità di equilibrare gli aspetti sociali, economici ed ambientali e a nostro avviso l’unica modalità di lavoro, il pilastro sul quale le aziende per continuare ad esistere dovranno fondare la propria cultura e le strategie – commenta Giancarlo Boscolo Sesillo, presidente di Cultiva, azienda associata al Gruppo IV gamma di Unione Italiana Food -. La IV gamma è nata basandosi su questi requisiti grazie ai disciplinari e alle certificazioni necessarie per poter operare ai massimi livelli con la moderna distribuzione. Oltre a ciò, può essere una forte leva competitiva in quanto, in accordo a recentissime analisi di mercato (Osservatorio Packaging del Largo Consumo realizzato da Nomisma in collaborazione con SpinLife, 2020), si rileva che 2 italiani su 3 privilegiano prodotti sostenibili e 7 su 10 sono disposti addirittura a cambiare il negozio in cui fanno la spesa alimentare in favore di punti vendita che offrono prodotti che rispondono a requisiti di reale sostenibilità. Inglobare questo concetto nelle strategie aziendali sarà sicuramente la chiave per poter aumentare i volumi di una categoria che ormai rileva indici di penetrazione altissimi (ca. 80%) ma ancora bassi consumi medi ed una frequenza di acquisto fortemente penalizzata dalle nuove abitudini indotte dalla pandemia”.

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