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Il giro d’affari delle bevande analcoliche in Italia è di 4,9 miliardi di euro

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Bevande analcoliche

Scoppia il caldo, è caccia alla bevanda rigorosamente fresca, rigorosamente dissetante.

Secondo i dati di Assobibe il valore aggiunto complessivo generato, direttamente e indirettamente, dalla produzione e vendita di bevande analcoliche in Italia è pari a 4,9 miliardi di euro. Di questi:

  • 800 milioni di euro sono generati direttamente dalle imprese di produzione di bevande analcoliche;
  • mentre 1,1 miliardi di euro sono generati dalle imprese che forniscono le materie prime necessarie alla produzione delle bibite (dagli aromi agli imballaggi, fino al marketing);
  • i restanti 3 miliardi di euro provengono dalle fasi di commercializzazione dei prodotti finiti.

Il Made in Italy produce una gran quantità di bevande a disposizione dei consumatori.

In Toscana si fa colazione con la spuma bionda mentre sul litorale si stappano cedrate e l’autentico chinotto. L’analcolico prende piede anche nel mondo della birra, dove grande successo hanno le agrumate al cedro e limone. Sdoganati i consumi più informali: i boccali miscelati con la gazzosa, e le vinificazioni “biofuel” col vino.

Sale l’interesse per l’attenta selezione di ingredienti tipici italiani e il basso contenuto alcolico (2%). I produttori di birra fiamminga stanno inoltre portando in Italia le prime birre infuse (Bourbon Whisky, Calvados, Armagnac e Sherry) e nuove produzioni artigianali con rifermentazione champagne-style.

I cambiamenti delle abitudini dei consumatori, riferisce una indagine targata febbraio 2018, provocano un crollo delle vendite delle bevande gassate. Questo segmento, dei cosiddetti soft drink, perde quote di mercato tanto che l’Italia risulta agli ultimi posti in Europa per consumi, con 38,8 litri di bevande analcoliche pro capite, molto al di sotto della media Ue di 67,1 litri.

In vetta alla classifica, stilata da Canadean, si pongono Danimarca con oltre 106 litri e Germania con oltre 105 litri. Uniche bevande in controtendenza le Energy Drink, sconsigliate dai nutrizionisti per l’elevato contenuto di caffeina. Infatti, la classica lattina da 250 ml contiene una quantità di caffeina equivalente a una tazzina di caffè. Le Energy sembrano essere molto gradite ai teenager e alla fascia d’età fra i 30 e i 40 anni. Rappresentano comunque l’1% del totale dei volumi in Italia e in Europa delle bevande analcoliche.

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