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Il comparto della birra artigianale chiede aiuto: il grido di allarme di Unionbirrai e L’Associazione Le Donne Della Birra

Unionbirrai e Le Donne della Birra lanciano a istituzioni e consumatori un grido d'allarme per il settore della birra artigianale. Servono aiuti concreti e una ripartenza decisa

Il comparto della birra artigianale chiede aiuto: il grido di allarme di Unionbirrai e L'Associazione Le Donne Della Birra

La prolungata chiusura del canale Horeca, come più volte abbiamo raccontato, sta causando danni anche alle filiere ad esso connesse, tra queste, anche quella della birra artigianale.

I titolari dipendenti dei birrifici artigianali italiani hanno deciso di far sentire la loro voce unendosi in una manifestazione virtuale attraverso i social al grido di “Noi siamo la birra, non lasciateci soli”. L’obiettivo è quello di far sentire la loro voce e puntare l’attenzione sulle difficoltà che il settore sta affrontando a seguito della pandemia e delle restrizioni ad essa connesse, oltre che sulla voglia di ricominciare a lavorare dei numerosi addetti del settore.

L’iniziativa social identificata con l’hashtag #noisiamolabirra e promossa da Unionbirrai, associazione di categoria dei piccoli birrifici indipendenti, punta a sottolineare la volontà dei produttori di birra artigianale di riaccendere gli impianti e ripartire con la loro attività, quasi totalmente ferma negli ultimi mesi di conseguenza al blocco del canale Horeca.
Un doppio appello da parte dei birrifici artigianali: da una parte alle istituzioni per sottolineare la necessità che si riporti equilibrio nella filiera e nel comparto della ristorazione, dall’altro ai consumatori perché sostengano “la rivoluzione nel bicchiere” scegliendo di bere la birra artigianale italiana.

Le restrizioni dell’ultimo anno stanno infatti mettendo a dura prova un settore che, dalla sua nascita nel 1996, per 25 anni è cresciuto costantemente, diffondendosi su tutto il territorio nazionale, ma che, seppur individuato tra quelli operativi, oggi risente direttamente delle limitazioni sugli esercizi di somministrazione.
Tanti sono, infatti, gli impianti totalmente o parzialmente fermi, il cui fatturato in media risulta essere dimezzato nel 2020 rispetto all’anno precedente, e quasi il 70% dei birrifici artigianali ha usufruito nell’ultimo anno della cassa integrazione per i propri dipendenti. Rispetto al 2019, inoltre, si aggira intorno al 60% la perdita del fatturato 2020 relativo alla somministrazione diretta dei propri prodotti, per quelle attività che la affiancano alla produzione.

Per questo i birrifici indipendenti hanno scelto di far sentire la loro voce attraverso alcuni video veicolati sui social, in cui raccontano la voglia di riaccendere gli impianti e sostenere la necessità di una riapertura stabile e in sicurezza dei pubblici esercizi, anche nelle ore serali, per ridare di conseguenza vita ad un settore il cui mercato di vendita è quasi esclusivamente connotato nei pub e ristoranti. Motivazione per cui già da tempo Unionbirrai si batte per uno specifico codice Ateco che differenzi la produzione di birra artigianale da quella industriale, due prodotti per natura estremamente differenti, con l’obiettivo che alla birra artigianale sia riconosciuta la sua caratteristica di prodotto fresco e con elevata deperibilità, e che ha nella maggior parte dei casi una shelf life estremamente ridotta a differenza della maggior parte dei prodotti industriali.

CLICCA SULL’IMMAGINE E GUARDA IL VIDEO DI UNIONBIRRAI

Anche l’Associazione Le Donne della Birra, in rappresentanza di una trentina di birrifici artigianali in tutta Italia e di circa 50 professioniste del settore birrario impegnate nella ristorazione, nella comunicazione e nella distribuzione, ha deciso di portare l’attenzione delle istituzioni sulle difficoltà in cui versa tutto il comparto.

In particolare, le socie lamentano:

l’assoluta scarsità dei sostegni economici previsti per i birrifici, quantificabili in poche migliaia di euro e quindi non in grado di compensare perdite che hanno raggiunto anche l’80% del fatturato dell’anno precedente;
• l’assoluta mancanza di sostegni economici per attività di ristorazione per bar e pub affiancati al birrificio come attività principale;
• continue chiusure e aperture che non permettono un’adeguata organizzazione del lavoro;
• nuovi adempimenti (costoso conta litri fiscale, per esempio) che aggravano ulteriormente la difficile situazione;
• mancate proroghe per contributi e tributi.

Sottolineando, tra l’altro, che su 444mila persone che hanno perso il posto di lavoro lo scorso anno, 312mila sono donne (dati ISTAT), l’Associazione Le Donne della Birra chiede che il Recovery Plan preveda:

• ristori adeguati proporzionali ai cali di fatturato;
• aiuti economici a fondo perduto per l’ampliamento dei dehor dei pubblici esercizi utili a favorire la sicurezza sanitaria durante i consumi;
• aiuti economici a fondo perduto per nuovi progetti a vantaggio del settore birrario, comparto che negli ultimi anni ha dato luogo alla creazione costante di nuovi posti di lavoro;
• aiuti economici per l’inserimento delle donne nel comparto birrario con professionalità che valorizzino le attitudini più tipiche della figura femminile (sommelier della birra, studio ricette, analisi qualità, accoglienza e ospitalità) e con provvedimenti generali, quali maggiore accesso al credito, maggiori agevolazioni per la maternità, ecc.
• sconti in un regime di tassazione particolarmente gravoso a fronte dei mancati incassi dovuti alle chiusure forzate delle strutture ristorative;
• semplificazioni burocratiche e snellimento delle procedure per accedere a eventuali finanziamenti;
• una seria promozione della filiera della materia prima italiana (malto e luppolo). Sostegni concreti per l’acquisto di terreni e micromalterie potrebbero legare veramente la birra italiana ai propri terroir, come per il vino, coinvolgendo un numero sempre maggiore di attività e dando un importante valore aggiunto al prodotto anche in termini qualitativi e di salubrità (biologico). Ciò consentirebbe il recupero di varie aree coltivate in abbandono e la creazione di reddito anche in zone svantaggiate, oltre a un calo dell’impatto ambientale in virtù di una filiera più corta.

“La filiera brassicola, se sostenuta adeguatamente, è in grado di offrire nuovi posti di lavoro e una ripresa economica veloce. Le donne possono essere grandi protagoniste di una realtà produttiva a dimensione locale altamente valorizzata in un’ottica di consumi sostenibili e da riconversioni ambientali – ha indicato Elvira Ackermann, presidente dell’Associazione Le Donne della Birra e imprenditrice del settore. – Oltre a ciò, chiediamo che al più presto venga data la possibilità di riaprire a pieno ritmo le strutture della ristorazione con norme chiare e condivise, offrendo l’opportunità al consumatore di riavere in piena sicurezza un prodotto d’eccellenza tutto Made in Italy”.

le donne della birra

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