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Fish&Cicken, pesci e polli da allevamenti biologici

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allevamenti biologici

Si chiama Fish&Chicken ed è la campagna promossa dal CREA, il Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria, per sensibilizzare al consumo di pesci e polli allevati con metodi biologici.
L’allevamento biologico riguarda non solo la qualità e la certificazione dei mangimi, ma anche il rispetto di condizioni di vita migliori per gli animali. Gabbie più grandi per i volatili e spazi d’acqua maggiori per i pesci, perché possano vivere bene e sviluppare la propria muscolatura, producendo carni più sode, nutrienti e saporite.
Nell’allevamento biologico, sia avicolo che ittico, l’impatto sull’ambiente viene ridotto al minimo: sono usate fonti energetiche rinnovabili e materiali ecosostenibili, si impiegano materie prime vegetali biologiche, viene limitato al minimo l’uso di antibiotici e antiparassitari.
Il pesce d’allevamento biologico è allevato all’interno di ambienti lagunari o in mare aperto, in impianti immersi nella natura, senza alterarne gli equilibri; i polli in allevamenti biologici sono inseriti in ampie aree verdi, nel pieno rispetto dell’ecosistema e della biodiversità.
Gli allevamenti biologici, sia avicoli che ittici, sono caratterizzati da basse densità nelle aree all’aperto, così i grandi spazi consentono all’animale di nutrirsi e muoversi in completa libertà, senza costrizioni, rispettando i suoi tempi di crescita. Tutto questo contribuisce a uno stile di vita sano e alla prevenzione delle malattie.
Le aziende devono rispettare i regolamenti europei per ottenere la certificazione biologica: rigorosi controlli lungo tutta la filiera garantiscono trasparenza e affidabilità dei prodotti. Al momento i dati degli allevamenti bio sono ancora esigui, con 5mila tonnellate per i mitili, 910 tonnellate per la trota e 100 tonnellate tra spigola e orate; per il pollo il fronte è più avanzato con circa 4 milioni su un totale di 520 milioni. Si tratta, però, di numeri destinati a crescere, visto che la Grande distribuzione stima che tra il 2016 e il 2018 i consumi di questa carne cresceranno del 30%.

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