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Fipe su Riforma fiscale: necessario per la ripresa ridurre il costo di affitti e lavoro

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Fipe su Riforma fiscale: necessario per la ripresa ridurre il costo di affitti e lavoro

Il Presidente di Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi, Lino Stoppani, interviene nel dibattito sulle riforme fiscali avviato nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e alimentato nelle ultime ore sia dai vertici della Corte dei conti, sia dal sottosegretario all’Economia, Paolo Barretta. Di seguito la sua dichiarazione:

“Per risollevare le imprese della ristorazione e del turismo da tre mesi di lockdown e da un mese di incassi dimezzati, bisogna intervenire con coraggio rafforzando lo strumento degli indennizzi per le aziende che hanno avuto ingenti cali di fatturato e intervenendo sui costi strutturali delle aziende, costi del lavoro e affitti in testa.

Interventi cioè di prospettiva e di lungo periodo, senza i quali qualsiasi altra operazione risulterebbe inefficace e insufficiente. Intendiamoci: un taglio temporaneo dell’Iva è auspicabile, anche se dovrebbe riguardare settori strategici per il Paese come il Turismo e la Ristorazione ed essere di congrua durata affinché la riduzione dei prezzi sia percepita, oltre che rappresentare un’iniezione di fiducia ai consumi, ma in

lino enrico stoppani
Lino Stoppani

questo momento occorre avere maggiore coraggio e visione sulle prospettive, avviando insieme l’abbattimento del cuneo fiscale e contributivo per ridurre il costo del lavoro in maniera efficace, anche per mantenere i livelli occupazionali e non disperdere competenze.

Certo, si tratta di una manovra onerosa, ma l’attuale flessione dei fatturati dei 300mila Pubblici Esercizi determina minori incassi per lo stato pari ad oltre 4 miliardi di euro. I conti pubblici, insomma, soffrirebbero maggiormente se prevalesse una linea attendista, rispetto a una coraggiosa, che avrebbe il necessario effetto moltiplicatore sull’economia del Paese”.

“Oggi grazie ad alcune misure emergenziali da noi richieste e approvate dal governo – prosegue la Fipe – i ristoranti stanno ricominciando pian piano a lavorare, soprattutto quelli che non dipendono in maniera esclusiva dai turisti e dagli uffici. Gli incassi, tuttavia, si sono ridotti mediamente del 56% e questo per il combinato disposto di paura sociale, riduzione delle capienze per il distanziamento sociale, mancanza di turismo, eccessivo ricorso allo smart working. I costi d’impresa, al contrario, sono rimasti ai valori pre-Covid. Noi vogliamo continuare a lavorare ed animare il nostro territorio, ma o si trova il modo di adattare l’intero impianto fiscale al nuovo contesto di mercato, o si rischia di perdere un’eccellenza tutta italiana che poi sarebbe difficile ricostruire”.

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