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DPCM 25 ottobre e restrizioni: nuove riflessioni dal food&beverage e distributori Horeca

Nuove voci del mondo Horeca e della filiera agroalimentare si uniscono alle riflessioni sulle nuove restrizione introdotte dal DPCM del 25 ottobre.

A seguito del DPCM del 25 ottobre emanato dal Governo, il settore Horeca è stato messo di fronte a nuove restrizioni per controllare i contagi.

Come già spiegato nella news DPCM 25 ottobre: le reazioni del mondo Horeca alle nuove restrizioni, bar, ristoranti, pub e pasticcerie potranno restare aperti dalle 5 alle 18 compresi i festivi. Nei ristoranti sono ammessi tavoli di massimo 4 persone (fatta eccezione per i nuclei familiari). Dopo le 18 è consentita ai pubblici esercizi l’attività di delivery e take awary fino alle ore 24. È fatto però divieto assoluto di consumare in strada il cibo acquistato. Entrato di nuovo in vigore il divieto di feste legate a cerimonie civili e religiose, nel precedente decreto consentite con un numero massimo di 30 invitati.

Tali restrizioni hanno sollevato molte perplessità e polemiche nel mondo Horeca.

Club Excellence: “Solidarietà con il settore Horeca, disappunto per il nuovo DPCM”. Appello alle Regioni

Esprimiamo la nostra più profonda vicinanza e solidarietà nei confronti dei tanti lavoratori che appartengono al comparto Horeca del nostro Paese e allo stesso tempo sottolineiamo la nostra convinta e decisa contrarietà alle disposizioni che costringono bar e ristoranti alla chiusura anticipata alle ore 18”. È la posizione espressa all’unanimità da Club Excellence, realtà che riunisce 18 tra le più importanti Distribuzioni e Importazioni Italiane di vini e distillati di pregio dopo l’emanazione dell’ultimo D.P.C.M (Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri) in vigore da lunedì 26 ottobre 2020.

Massimo Sagna, Presidente di Club Excellence

Si tratta di un colpo durissimo per un settore fondamentale non solo per il comparto agroalimentare del nostro Paese, ma per l’intera economia italiana. Bar e ristoranti rappresentano l’anello finale di una filiera all’interno della quale lavorano migliaia di imprese” sottolinea Massimo Sagna, Presidente di Club Excellence. “I pubblici esercizi in generale, ma in particolare coloro che somministrano cibi e bevande, sono tra le categorie più discriminate in questo momento, nonostante siano state tra le prime ad adeguarsi alle disposizioni e normative messe in campo per il contenimento della diffusione del virus Covid-19”.

I grandi investimenti e i sacrifici di cui tutto il settore Horeca si è fatto carico sin dallo scorso giugno – riduzione del numero dei coperti, distanziamento tra commensali, riorganizzazione di spazi e strutture – oggi vengono completamente azzerati e, di fatto, si rischia di condannare alla definitiva chiusura migliaia di attività di questo settore”.

Non possiamo condividere questa decisione, frutto di mancanza di programmazione e visione a lungo termine nell’affrontare un’emergenza che dura da più di 8 mesi e che, molto probabilmente, non vedrà la sua fine nel volgere di un breve periodo. In assenza di prospettive, la sottovalutazione delle conseguenze della pandemia e della annunciata seconda ondata si abbatte ora in modo drammatico su categorie che non possono essere considerate causa dell’attuale situazione, in quanto per oltre quattro mesi si sono adeguate alle norme in vigore operando in un contesto in cui la pandemia è rimasta sotto controllo”.

Il DPCM attuale crea una discriminazione nei confronti di un settore evidentemente considerato non solo superfluo e non necessario, ma quasi, a torto, una delle principali fonti del contagio. I contributi e i sostegni economici a fondo perduto che il governo ha intenzione di predisporre non possono rappresentare una soluzione e rischiano di non sortire gli effetti desiderati, vale a dire la sopravvivenza di un comparto condannato all’estinzione proprio da chi vorrebbe aiutarlo”.

Club Excellence è consapevole del difficile momento storico che stiamo vivendo e della pericolosità della pandemia in corso: gli oltre 1400 agenti che riunisce sotto la sua egida continueranno, come sempre, a svolgere il loro lavoro quotidiano seguendo scrupolosamente le norme che mirano alla prevenzione e alla tutela della salute di tutti i cittadini senza far mancare il supporto e l’assistenza ai clienti del Club che rappresentano una percentuale molto significativa delle aziende Horeca di qualità del nostro Paese. Allo stesso tempo, a nome delle 18 imprese che rappresenta, Club Excellence ribadisce la sua ferma contrarietà nei confronti di norme che mettono a rischio l’equilibrio economico di decine di migliaia di persone che hanno contribuito alla definizione del concetto di Made in Italy, contribuendo in modo determinante alla capacità di attrazione del nostro Paese in termini turistici e culturali.

Rivolgiamo un appello ai Presidenti delle Regioni affinché prendano in considerazione la possibilità di emettere deroghe al DPCM per consentire un più regolare svolgimento delle attività laddove ne ricorrano i presupposti. Siamo inoltre disponibili a partecipare a un tavolo di confronto con le istituzioni e gli altri attori della filiera, per definire misure più congrue in linea con l’attuale scenario economico e sanitario”.

Fivi scrive a Conte: con la chiusura dei ristoranti soffre tutta la filiera

Matilde Poggi – Presidente FIVI

Matilde Poggi, Presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, ha scritto al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte perché riconsideri la decisione di chiudere alle 18 l’intero comparto della ristorazione.

Faccio parte di coloro che ritengono che il Covid 19 sia una malattia molto seria e pericolosa e che il primo obbligo di ogni governo in questo momento sia quello di tutelare e proteggere la salute dei cittadini – scrive Matilde Poggi – Mi lascia ugualmente del tutto sconcertata la decisione presa nell’ultimo DPCM 24/10/2020 di chiudere le attività di somministrazione alle ore 18. L’innalzamento dei contagi, cui abbiamo purtroppo assistito negli ultimi mesi, impone un cambio di strategia ma mi parrebbe opportuno fermare unicamente le attività e le situazioni che provocano assembramenti”.

Nella lettera si sottolinea come molti ristoratori alla riapertura dopo la chiusura forzata di marzo e aprile si sono attrezzati per poter accogliere i loro clienti in tutta sicurezza investendo anche cifre considerevoli. Ora però si trovano a pagare per coloro che, in spregio ad ogni direttiva, hanno continuato a servire i clienti davanti ai locali, senza distanziamento, provocando pericolosi assembramenti.

Chi ha deciso di non rispettare le regole ha messo a repentaglio la salute altrui e contribuito alla cattiva percezione della categoria cui appartiene – continua Poggi – è pertanto giusto che gli venga intimata la chiusura. Chi invece le regole le ha rispettate ed ha investito per potersi adeguare deve poter rimanere aperto. L’Italia è un Paese meraviglioso e ha gioielli che tutti ci invidiano: un paesaggio unico al mondo, siti culturali di richiamo mondiale e prodotti di altissima qualità della filiera agroalimentare, tra cui il vino”.

Chiudere i ristoranti significa far soffrire ulteriormente anche i tanti vignaioli artigiani che a fatica hanno continuato a coltivare le loro vigne.

FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, riunisce più di 1300 vignaioli che seguono l’intero processo produttivo del vino, dalla vigna al bicchiere. Sono aziende di medio piccole dimensioni, spesso famiglie, che hanno in queste attività il loro unico reddito. Per i vignaioli il settore della ristorazione è il mercato di sbocco preferenziale per i loro vini e a poche ore dalla firma del nuovo DPCM hanno già iniziato ad arrivare le prime disdette agli ordini in corso. I vignaioli, come molte altre categorie, sono stati pesantemente indeboliti dai mesi di chiusura forzata, ma la vigna non si può abbandonare e va coltivata anche se le vendite sono ridotte al lumicino.

Noi di FIVI e tutti gli operatori del settore Horeca – chiosa la Presidente – vogliamo poter lavorare in sicurezza per dare il nostro piccolo contributo alla ripresa del Paese”.

Da Italgrob no allo stop dei locali alle 18 e maggiore attenzione alla categoria dei distributori Horeca

Di seguito la nota stampa di Italgrob

L’ultimo DPCM scarica indebitamente solo su alcuni attori della scena economica italiana, già provata da questi mesi, la colpa dell’aumento dei contagi. Nello specifico i soggetti più colpiti e penalizzati con la chiusura dei locali alle 18.00 sono gli operatori del fuoricasa. Un settore fondamentale per l’economia italiana, oltre 350 mila aziende, un milione e duecentomila addetti e oltre a 4000 aziende di distribuzione.

Per la Federazione Italgrob e per la categoria dei distributori le imposizioni dell’ultimo DPCM sono inaccettabili, oltre ingiuste perché colpiscono un comparto che non è certo causa di contagio. Un comparto che ha seguito e applicato diligentemente i protocolli anticovid imposti dal Governo con l’avvio della Fase due, in seguito al primo lockdown.

Vincenzo Caso Presidente di Italgrob

Protocolli di sicurezza, sanificazioni effettuate, distanziamento, riduzione dei posti nella ristorazione non sono misure sufficienti? –  dichiara Vincenzo Caso Presidente di ItalgrobAllora c’è da chiedersi a cosa siano serviti tutti gli investimenti fatti per adeguarsi agli stringenti protocolli di sicurezza.  Gli aumenti dei contagi non sono dovuti ai locali Horeca, piuttosto c’è da interrogarsi sulle gestioni dei mezzi pubblici di trasporto eccessivamente pieni soprattutto nelle grandi città. Il settore Horeca non può pagare per le inefficienze di altri settori

L’Horeca, come tutto il settore turistico e dell’accoglienza, non potrà sopportare a lungo una situazione del genere, nonostante gli aiuti promessi.

Dino Di Marino Direttore di Italgrob

Attendiamo con ansia quanto dichiarato dal Presidente del consiglio Conte – Dichiara Dino Di Marino Direttore della Federazione – per valutare e intervenire in merito. Molte aziende, lo ricordiamo, sono ancora in attesa di una parte della cassa integrazione dei mesi del precedente Lockdown. Le nuove sovvenzioni promesse, il cosiddetto ristoro, se e quando arriveranno non tengono in alcun conto delle criticità che con questo stop alle 18.00 graveranno i distributori Horeca. Vogliamo, pretendiamo che anche questi operatori abbiamo diritto alle sovvenzioni che il Governo metterà a disposizione. Allo stesso tempo – conclude Di Marino – chiediamo di sospendere l’inutile chiusura alle 18.00 dei locali, non è anticipando le chiusure che si combatte il contagio, i locali del fuoricasa, come è stato anche dimostrato attraverso autorevoli studi, NON SONO LUOGHI DI CONTAGIO, e i gestori italiani, sono operatori attenti e responsabili. Penalizzare gestori e distributori con la chiusura anticipata non rende merito al lavoro che svolgono e al contributo che danno all’economia del Paese.”

ITALGROB, la Federazione Italiana dei Distributori Horeca, è l’unica associazione nazionale di riferimento per il settore della distribuzione nel canale Horeca – ricordiamo acronimo di Hotel, Restaurant e Café – che comprende tutto il circuito dei consumi “fuori casa”. La Federazione, membro di Confindustria dal 2014, identificata come imprenditoria dei servizi e distribuzione del Food&Beverage, è riconosciuta a livello internazionale quale membro dell’associazione europea CEGROBB “Communauté Européenne des Associations du Commerce de Gros en Bières et autres Boissons”. Nata nel 1992 per volontà dei consorzi dei grossisti distributori bevande italiani, persegue l’obiettivo di rappresentare la categoria e le sue istanze sia verso le istituzioni che verso altri membri della filiera produttiva, contribuendo allo stesso tempo alla crescita, alla formazione e allo sviluppo del settore.

Fipe: ristoratori mercoledì 28 ottobre ore 11:30 in 24 piazze per manifestare

Una manifestazione organizzata da Fipe-Confcommercio per oggi mercoledì 28 ottobre in 24 città. Stoppani: “Ribadiamo il valore economico e sociale del nostro settore, le imprese sono fatte per vivere

Ecco la nota stampa con cui la Federazione invita alla partecipazione.

 

Se non accompagnate da aiuti concreti e immediati, le ulteriori restrizioni contenute nell’ultimo DPCM rischiano di essere il colpo di grazia per il settore dei pubblici esercizi, già tra i più colpiti dalla spaventosa crisi generata dalla pandemia. Infatti, secondo le stime, a fine anno il comparto rischia di perdere 50.000 aziende con ben 300.000 posti di lavoro in bilico.

Per questo, oggi mercoledì 28 ottobre, alle 11.30, in 24 piazze di tutta Italia, gli imprenditori dei pubblici esercizi si danno appuntamento per far sentire la propria voce, in maniera pacifica e nel pieno rispetto delle regole, per ribadire l’enorme valore economico, sociale ed antropologico delle proprie attività e chiarire una volta per tutte che non esiste connessione alcuna tra la frequentazione dei Pubblici Esercizi e la diffusione dei contagi, come dimostrato da fonti scientifiche che attribuiscono piuttosto ad altri fattori, tra cui mobilità, sistema scolastico e mondo del lavoro, le cause di contagio.

Scendiamo in piazza per evitare che passi il messaggio che i pubblici esercizi abbiano un ruolo nella diffusione del contagio. – dichiara Lino Enrico Stoppani, Presidente della Fipe-Confcommercio – Non esiste alcuna connessione tra quest’ultimo e l’apertura dei locali, anche perché gli operatori del settore rispettano seriamente i protocolli sanitari imposti e validati dal Cts e dall’Inail. Protocolli che hanno richiesto investimenti economici significativi e garantito sicurezza ai consumatori”.

Il settore rischia il suo futuro. – continua Stoppani – Il Governo, anche in incontri odierni, ha confermato l’impegno di dare seguito immediato a molte delle misure richieste in più occasioni dalla nostra Federazione. Contributi a fondo perduto, interventi sulle locazioni, cancellazione – differimenti di scadenze fiscali, ammortizzatori sociali. Aspettiamo di vedere il provvedimento in approvazione oggi in Consiglio dei Ministri, è fondamentale per consentire la sopravvivenza di un comparto decisivo per la filiera agroalimentare e per il turismo di questo paese”.

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