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Divieti per aste al doppio ribasso di prodotti alimentari e vendite sottocosto

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coltivazione pomodori

Stop alle aste al doppio ribasso nell’acquisto di prodotti alimentari e norme più severe per la vendita sottocosto. È quanto figura nel testo di legge “Tutela vendita prodotti agricoli” approvato dalla Camera dei Deputati (e ora al vaglio del Senato) con 369 voti favorevoli e 60 astenuti.

Il divieto di utilizzo delle aste è rafforzato da sanzioni fra i 2 e i 50 mila euro, cui si aggiunge, nei casi più gravi, il blocco dell’attività commerciale per 20 giorni. Il provvedimento ha l’obiettivo di tutelare gli anelli più deboli della filiera produttiva e prevenire fenomeni di sfruttamento lavorativo e caporalato o situazioni come quelle che hanno portato alla protesta del latte in Sardegna.

La vendita sottocosto sarà consentita solo in casi programmati e concordati con i fornitori. Soddisfatto Fabio Ciconte, direttore di Terra! Onlus, associazione che da anni si batte per questo provvedimento, “Dopo le nostre pressioni – ha dichiarato – finalmente è arrivata la risposta delle istituzioni“.

Soddisfatto anche l’ex Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, che su Facebook scrive. “Quando, nel giugno 2017, al ministero delle politiche agricole firmammo per la prima volta il protocollo con la grande distribuzione per vietare le aste, sembrava difficile arrivare a una legge organica. Oggi invece ci siamo” e ringrazia “Fabio Ciconte e a Susanna Cenni per il lavoro fatto insieme su questo fronte“.

Per Coldiretti le aste capestro online al doppio ribasso vanno bloccate, perché “strangolano gli agricoltori” e “alimentano nelle campagne la dolorosa piaga del caporalato“.

Come funziona l’asta al doppio ribasso?

La procedura consiste nell’assegnare il contratto di fornitura all’azienda che offre il prezzo inferiore dopo due gare, in cui la base d’asta della seconda è il prezzo minore raggiunto durante la prima.

Terra! lo definisce “un meccanismo che costringe le industrie di trasformazione del pomodoro a una forte competizione, al punto da spingerle a vendere sottocosto un prodotto che sovente non è ancora stato acquistato dalla parte agricola. In questo modo, prima della stagione di raccolta, i supermercati decidono il prezzo del pomodoro e di altri prodotti agroalimentari: tutta la contrattazione che segue tra industriali e agricoltori è destinata a muoversi entro questi parametri, spesso con possibilità di margine estremamente ridotte”.

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